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Luciana Castellina è tornata da Palermo ancora più determinata a continuare la strada del Tribunale permanente dei popoli. Fino a portare direttamente in Africa quella singolare corte di giustizia d’opinione inventata da Bertrand Russell e poi trasformata in organismo permanente da Lelio Basso. «Ci tengo molto a preparare una nuova sessione in uno dei Paesi di origine dell’immigrazione, perché, mentre si conoscono le ragioni delle partenze dei migranti dalle aree di conflitto, tutte le altre rimangono sconosciute. E sono tante, da quelle climatiche a quelle economiche che vanno viste in loco. Non dimentichiamoci poi che quello che accade adesso in Africa porta la responsabilità dell’Occidente, a partire dal colonialismo».

L’esponente di Sinistra italiana, più volte eurodeputata, ha fatto parte della giuria del Tpp a Palermo, ma sono ormai molti anni che segue i lavori del Tribunale. Ricorda ancora una sessione organizzata a Berlino: «Era il 1986 e decidemmo di tenere una sessione, imputati il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale che riunivano i loro summit proprio in quella città e negli stessi giorni. Chiamammo persone da tutto il mondo per testimoniare sulle conseguenze delle vere politiche dei due organismi e la gente fu sbalordita, non ne sapeva nulla. Ecco, così spostammo l’attenzione su un avversario che fino a quel momento era invisibile».

Luciana Castellina, che impressione le ha fatto la sessione di Palermo?

È stata molto interessante. Nonostante le udienze fossero lunghe, dalle 9 di mattina fino a sera, la partecipazione è stata amplissima. L’aula era sempre affollata, con tantissimi ragazzi, moltissime associazioni e numerosissimi migranti. È stato straordinario l’apporto di documentazione: per me che di questi problemi mi sono sempre occupata, sono stati di enorme interesse i rapporti su…

L’intervista di Donatella Coccoli a Luciana Castellina prosegue su Left in edicola


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