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Tra i circoli locali dell’Arci scoppia la rivolta. Molti, più di sessanta (ma il numero è probabilmente destinato a salire) hanno sottoscritto un appello che invita i propri soci a partecipare alla manifestazione antifascista a Macerata prevista per sabato 10, e la direzione nazionale Arci a tornare sui propri passi, riconsiderando la decisione di abbandonare il corteo. E anche la sezione Anpi Renato Biagetti di Roma e quella di Albano Laziale disobbediscono e si dissociano dalla indicazione dei vertici.

La decisione dei direttivi di Arci, Anpi, Cgil e Libera di prendere le distanze dal corteo di sabato è arrivata mercoledì pomeriggio, in seguito all’appello del primo cittadino di Macerata Romano Carancini, che invitava ad annullare qualsiasi manifestazione. Intervistata da Left, la presidente nazionale dell’associazione dei partigiani d’Italia Carla Nespolo ha parlato di una «scelta impopolare, che sarà compresa più avanti».

Nel frattempo, sia il Prefetto di Macerata Macerata Roberta Preziotti, che il ministro dell’Interno Marco Minniti, hanno dichiarato che provvederanno a vietare qualsiasi manifestazione sul territorio della città marchigiana. Insomma, dopo un attentato fascista, si proibisce agli antifascisti la libertà di manifestare.

Di seguito, i tre comunicati in versione integrale.

L’appello dei circoli Arci disobbedienti:

Abbiamo appreso nella giornata di ieri della decisione di sospendere la partecipazione alla manifestazione antifascista convocata per sabato 10 febbraio a Macerata, su invito del sindaco della città “per il clima di smarrimento, paura e dolore vissuto dalla comunità locale”. Riteniamo questa scelta un grave errore. Non possiamo cedere di fronte a una retorica che mette sullo stesso piano le convocazioni neofasciste e le manifestazioni solidali con le vittime. Non possiamo avallare l’approccio del Viminale e della prefettura di Macerata, pronti a “vietare ogni manifestazione”. L’intenzione, pur importante, di costruire presidi locali e future iniziative di mobilitazione unitarie rischia di venire schiacciata dai fatti degli ultimi giorni.

I fatti di Macerata rappresentano un salto di qualità, ma si inseriscono in una spirale di odio, razzismo e violenza fascista che da troppo tempo si sta sviluppando nel nostro Paese. Le realtà strutturate hanno il dovere di prendere parola e di riportare alla luce i valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e della concreta solidarietà. Il nostro statuto lo dice a chiare lettere: l’Arci è quotidianamente impegnata nello “sviluppo di forme di prevenzione e di lotta all’esclusione, al razzismo, alla xenofobia, all’intolleranza, al disagio, all’emarginazione, alla solitudine”. Revocare la partecipazione al corteo significa fare un passo indietro dai valori che ogni giorno proviamo a concretizzare all’interno dei nostri circoli e che sono stati al centro di importanti iniziative recenti dell’Arci. Significa non esserci quando c’è bisogno di rompere il silenzio e la paura, mentre tante persone che sono soci Arci o che si riconoscono nei nostri valori andranno comunque: semplicemente, saranno più soli.

Per questo, l’unica risposta che vediamo in linea con questi valori è prendere parte in tanti e tante al corteo del 10 Febbraio a fianco delle realtà che sul territorio costruiscono presidi di democrazia sostanziale, perché l’antifascismo è un valore universale che deve appartenere a tutti e non rientrare in scontri tra fazioni. La paura aumenta la paura e rischia di lasciare sempre più spazio alle forme di neofascismo che si sono manifestate anche nei fatti di Macerata.

Per questo, chiediamo alla dirigenza nazionale di riconsiderare la sospensione della partecipazione dell’Arci nazionale alla manifestazione, decisione in cui non ci sentiamo rappresentati, e, di partecipare sabato a Macerata, così come noi continueremo a partecipare alle future iniziative di mobilitazione e a quelle già in campo.

Per sottoscrivere l’appello, manda una mail a appellomacerata@gmail.com

Primi firmatari:
Casa dei Popoli Rinascita – Pisa
Circolo Arci Pace e Lavoro – Pisa
Circolo ARCI E. Curiel La Vettola – Pisa
Circolo Agorà – Pisa
Circolo ARCI Il Botteghino – La Rotta – Pontedera, Valdera (PI)
Circolo ARCI Casciavola – Pisa
Circolo Arci San giuliano terme (Pisa)
Circolo ARCI Torre Giulia – San Romano – Montopoli Val d’Arno (PI)
Settembre Rosso – Empoli (FI)
Comitato Provinciale Avellino
Circolo ARCI Adelante – Melito Irpino (AV)
Enterprise – Avellino
Mente&Corpo – Torrioni (AV)
Circolo Arci Cespos Macondo – Avellino
Zona Franka – Bari
Fluxus Club Arci – Bari
Arci La Locomotiva – Corato (BA)
La Mancha – Ruvo di Puglia (BA)
Circolo Arci Cafiero – Barletta
RitmoLento – Bologna
Circolo Arci Guernelli – Bologna
Arci Brecht – Bologna
ARCI Melquiades – Catania
ARCI Faber – Catania
Circolo Culture in Movimento – Crotone
Circolo Le cento città – Crotone
Circolo ARCI Trenta Giugno – Genova
Circolo Amici Cacciatori Granarolo – Genova
ASU – Padova
Circolo Nadir – Padova
ARCI Casa della cooperazione – Palermo
ARCI Cerchio di Alice – Palermo
ARCI Stato Brado – Palermo
ARCI The Factory – Palermo
ARCI Porco Rosso – Palermo
ARCI Tavola Tonda – Palermo
ARCI Intona Rumori – Palermo
ARCI Teatro Atlante – Palermo
ARCI Il Girasole – Lascari (PA)
ARCI Collettivo Link – Monreale (PA)
ARCI Teatro Zeta – Termini Imerese (PA)
Arci Reggio Calabria
Sparwasser – Roma
Nonna Roma – Roma
Circolo ARCI Pietralata – Roma
Poppyficio – Roma
Arci solidarietà – Roma
Circolo Kino – Roma
Circolo Arci Artenoize- Roma
Circolo ARCI 30 Formiche – Roma
Cantiere Analogico Digitale – Roma
Fanfulla 5/a – Circolo Arci – Roma
Circolo Arci Concetto Marchesi – Roma
ARCI Montefortino 93 – Artena (RM)
Circolo Mediterranea – Formia (LT)
Comitato Provinciale Arci Siracusa
Marea – Salerno
Ferro 3.0 – Scafati (SA)
Officine Corsare- Torino
Circolo Arci Pop – Torino
Circolo Arci il Cosmonauta, Viterbo
Le città invisibili, Caprarola (VT)
Arci Capranica Claudio Zilleri, Capranica (VT)
Circolo Arci La Poderosa, Vasanello (VT)
Aucs Onlus, Viterbo
Associazione Culturale Percorsi, Viterbo
Arci Solidarietà Viterbo Onlus

 

Il testo della sezione romana “Renato Biagetti”, sottoscritto dal Comitato madri per Roma città aperta:

Sabato 3 febbraio eravamo in viaggio verso Genova, diretti alla manifestazione indetta da “Genova Antifascista” per l’accoltellamento di un’antifascista da parte di militanti di CasaPound. Lungo la strada lo sgomento e il paradosso ci ha travolto: un giovane fascista a Macerata aveva sparato da un auto contro 6 persone per il colore della loro pelle. Scelte come bersagli casuali per mettere in atto un piano razzista: “punire i negri” per la loro stessa esistenza e presenza in Italia. Fiumi di sdegno ci saremmo aspettati sgorgassero dalle bocche e dalle penne delle istituzioni e dei giornali; il solito bel colpo di spugna a coprire la connivenza e la legittimazione data non tanto alle formazioni di estrema destra e neofasciste, quanto ai loro mortiferi contenuti razzisti e forcaioli.

Ma qualcosa di nuovo si è prodotto: silenzio. O, ancora peggio, giustificazione per un atto che non esitiamo a definire terroristico, ovvero messo in atto per spaventare ed alimentare paura. A questo evento drammatico, le realtà sociali di Macerata e delle Marche, hanno risposto lanciando una manifestazione nazionale per esprimere solidarietà alle 6 persone in ospedale, all’intera città ferita e a tutta quella larghissima parte d’Italia che si è sentita colpita ancora una volta, e che ha visto concretizzarsi i deliri che, dalla Lega a Forza nuova, straparlano di invasione, sostituzione della razza e vari argomenti della peggiore tradizione nazifascista.

Avevamo accolto con favore che anche realtà come Anpi, CGIL, ARCI e Libera avessero deciso di aderire ed esprimere una posizione netta di condanna. Ma come si suol dire il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e nel giro di 24 ore abbiamo assistito ai seguenti atti: la manifestazione è diventata improvvisamente la “loro” manifestazione; il sindaco di Macerata ha invitato gli organizzatori ad annullare tutte le iniziative previste – equiparando quelle fasciste a quelle antifasciste – le dirigenze di ANPI, CGIL, ARCI e Libera, autoproclamatesi “nuovi proprietari” della manifestazione hanno accettato di ritirarsi nelle loro confortevoli sedi; il ministro Minniti ha ringraziato e vietato la piazza democratica ed antifascista.

Tra presunzioni personali e calcoli elettorali in Italia si stanno calpestando diritti civili e principi costituzionali. Quale sarebbe l’idea di democrazia e partecipazione che intendono il Partito Democratico e le segreterie centrali di ANPI, CGIL, ARCI e Libera? Quale idea di uguaglianza e avanzamento sociale possono promuovere?E’ sufficiente un nome o una sigla per giustificare e coprire le scelte delle dirigenze di queste organizzazioni operate nel chiuso delle loro segreterie?

O possiamo dire che gli atti prodotti in questi giorni sono vergognosi e rappresentano una delle pagine più miserabili della storia della sinistra italiana? Quando si affronterà un dibattito pubblico sulle responsabilità di chi è stato complice dell’avanzamento di politiche razziste e xenofobe? Per noi i fatti di questi giorni sono una riga tracciata con la spada di Minniti dietro la quale si nascondo istituzioni, realtà associative e sindacali.

Noi, da parte nostra, abbiamo i nostri limiti e la nostra scelleratezza di chi continua ostinatamente a voler rimanere lucido nelle proprie strade e nelle proprie piazze; armati solo della determinazione che le morti per mano fascista dei nostri compagni e fratelli, in questi ultimi 15 anni, ci hanno dato. Non abbiamo più voglia o tempo da perdere con la paura che quelle stesse organizzazioni hanno introiettato. La paura è una brutta bestia, ti entra dentro, ti piega e ti immobilizza. Noi scegliamo di affrontare quelle paure fatte di miseria, impoverimento e disuguaglianza senza nasconderci.

La nostra scelta non sarà un nuovo Aventino ma ancora una volta in strada, a volto scoperto, senza fare un passo indietro.

Per tutto questo e per tanti altri motivi come a Genova abbiamo scelto di portare il nostro striscione, raccogliendo il favore di molti aderenti all’ANPI, così, in aperto dissenso con la scelta della Presidenza nazionale dell’Anpi saremo a Macerata il prossimo 10 febbraio. E invitiamo gli iscritti e gli attivisti che costituiscono la base di Anpi, CGIL, Arci e Libera ad unirsi a noi.

Circolo Anpi Renato Biagetti
Comitato Madri per Roma Città Aperta

La nota della sezione Anpi di Albano Laziale “Moscati – Fagiolo”:

NESSUN PASSO INDIETRO

In riferimento al comunicato unitario delle segreterie nazionali di Anpi, Cgil, Arci e Libera nel quale si annuncia il ritiro della partecipazione alla manifestazione antifascista del 10 febbraio p.v. a Macerata, esprimiamo tutto il nostro dissenso e la nostra contrarietà.
L’Anpi sta denunciando da parecchi mesi una emergenza democratica spaventosa; a tal proposito, quanto accaduto a Macerata e le successive rivendicazioni da parte di partiti di estrema destra che concorrono alle libere elezioni politiche del 4 marzo prossimo, sono solo la punta dell’iceberg di un grave e pericoloso sdoganamento fascista.
Come antifascisti siamo basiti e offesi della richiesta del sindaco di Macerata che chiede la sospensione di qualsiasi manifestazione, mettendo sullo stesso piano coloro che incitano all’odio razziale e l’intolleranza e gli antifascisti che lottano quotidianamente per la tenuta democratica del Paese.
Non è questo il momento di fare passi indietro! C’è ancora tempo per riflettere e rivedere le ultime posizioni assunte. La nostra presenza nelle scuole, nelle istituzioni e in ogni ambito sociale non è più sufficiente. A questa escalation di violenza fascista e razzista è necessario rispondere con la militanza e con la presenza sui territori
L’Anpi è la casa degli antifascisti! La nostra sezione l’ha scritto ovunque e in ogni occasione.
E’ con questo spirito e con la Costituzione in mano che diciamo che, se il corteo verrà confermato dagli organizzatori, sabato 10 febbraio alcuni nostri iscritti e simpatizzanti saranno in piazza a Macerata, perché i Partigiani possano essere fieri di chi, con molta umiltà, porta il loro nome.
ORA E SEMPRE RESISTENZA

Il Direttivo
Anpi “M.Moscati – S. Fagiolo”
Sez. Albano Laziale – Castel Gandolfo

*AGGIORNAMENTO* di giovedì 8 febbraio alle 16:25
Anche la Fiom si smarca dalle indicazioni della Cgil, e sarà a Macerata «con la segreteria nazionale e le delegazioni territoriali in difesa del diritto costituzionale a manifestare», come si legge in una nota.
E la sezione Anpi piemontese di Foresto – Bussoleno – Chianocco si aggiunge alla lista di quelle “ribelli”.

Leggi anche: Macerata, lo stop dell’Anpi al corteo antifascista: «Scelta impopolare, sarà compresa più avanti»

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