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Siamo arrabbiati e delusi ma non rassegnati. Abbiamo fame di giustizia ma non vogliamo essere soggetti passivi nella definizione di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Questo è il nostro stato d’animo. Quello che ci ha spinto ad accettare la direzione artistica del Primo maggio libero e pensante di Taranto. Dopo il grande successo delle passate edizioni (nel 2016, oltre 250mila presenze) e lo stop dello scorso anno per evitare strumentalizzazioni durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative, il comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti è chiamato a un grande sforzo organizzativo.

Una responsabilità che sentiamo forte sulla nostra pelle. Parliamo di una manifestazione autofinanziata con una raccolta fondi avviata da un gruppo di operai e cittadini formatosi a seguito del sequestro degli impianti inquinanti dell’Ilva nel 2012. Una realtà politica che da allora è cresciuta molto riuscendo a fare rete con i movimenti di lotta che in tutta Italia si oppongono a un potere padronale che ignora i disastri ambientali; che distrugge lo Statuto dei lavoratori; che ignora le istanze locali per favorire i grandi interessi internazionali. È un potere che si esprime attraverso la politica e parti dello Stato ma che proviene dal mondo dell’economia, della finanza e delle mafie, come dimostrato dai magistrati anche con la recente sentenza della Corte d’appello nel processo per la trattativa Stato-mafia. Taranto e il suo Primo maggio libero e pensante sono il luogo d’incontro delle lotte dal basso che si ritrovano, serrano le fila contro tutto questo e scoprono che insieme sono più forti. Non è una passerella.

Il palco di Taranto è il luogo dove…

L’articolo di Michele Riondino, Roy Paci e Diodato prosegue su Left in edicola


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