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In Cambogia l’ultimo giornale indipendente è stato venduto. Cade l’ultimo bastione della stampa libera nel Paese: il Phnom Penh Post è stato acquistato da Sivakumar Ganapathy, investitore malesiano, proprietario di un’azienda che ha lavorato per il primo ministro cambogiano Hun Sen. Il businessman australiano Bill Clough, che possedeva il giornale dal 2008, ha deciso di cederlo, come scrivono in un editoriale gli stessi reporter del Phnom Pneh.

Il premier Sen dà battaglia alla stampa libera dall’inizio del 2017, ma, in vista delle elezioni il prossimo luglio, negli ultimi mesi sembra proprio che sia guerra aperta. Al potere dal 1985, vede nelle penne dei giornalisti liberi «una potenziale minaccia per la sua permanenza al potere, questa repressione è stata preventivamente programmata per le imminenti elezioni, la triste verità è che sono riusciti a far calare il sipario molto velocemente su quella che era una stampa molto libera», ha detto Shawn Crispin, Cpj, Comitato protezione giornalisti.
Solo un anno fa, a settembre, il Cambodia Daily, accusato dal governo di supportare l’opposizione, è stato costretto a chiudere dopo una multa governativa che superava i 6 milioni di dollari, insieme a 32 radio che mantenevano le loro voci alte e critiche contro il potere.

Nelle celle cambogiane rimangono non solo reporter delle radio asiatiche locali, come Uon Chhin e Yeang Sothearin, accusati di “trasmissione di informazioni a Paesi esteri”, ma anche stranieri, come il video maker australiano James Ricketson. Nell’indice della libertà di stampa, secondo Reporter Without Borders, la Cambogia ha perso dieci punti nell’ultimo anno: era al 132esimo prima di scendere al 142esimo posto nel 2017. Secondo l’associazione, la stampa indipendente del Paese “è in macerie”. Per Phil Robertson, responsabile di Human Right Watch divisione Asia, questa cessione del quotidiano «è un colpo impressionante alla libertà in Cambogia».

«Questa è la peggiore situazione per la stampa e per i giornalisti che io abbia mai visto in tutta la mia carriera»: Aun Pheap, dopo 30 anni passati a scrivere di corruzione, abuso dei diritti umani, scandali politici, come molti colleghi reporter, ora è in esilio perché “nemico dello Stato”. Si trova a Washington, Stati Uniti, in attesa di asilo politico: «qualsiasi giornalista scriva della reale situazione cambogiana o qualcosa che al governo non piace, verrà perseguitato, non siamo sicuro nel nostro Paese» ha detto al Guardian. «Per farlo io ho perso tutto».

Su Left in edicola, diversi approfondimenti dedicati alla Cambogia. A cura di Matteo Angioli, Simona Maggiorelli, Tania Careddu

 

Left n.18 del 4 maggio 2018


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