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«Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono…». Non bastasse l’epigrafe, che contribuisce a rendere ancor più spiazzante il nome di questa collana, e certamente a rilevarne la sostanza lietamente polemica, potremmo iniziare a parlarne là da dove non ce lo si aspetterebbe. Cioè da Leopardi e dal suo Zibaldone, libro orale, da leggere con le orecchie, dove s’incontrano, ad esempio, luoghi come questo: «Ma questo discorso porterebbe troppo innanzi, (…) e finalmente a trattare della funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quello di poeta, attributi anticamente, e secondo la primitiva natura di tali arti, indivise e indivisibili» (Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, 3229).

A partire da qui, forse, affermare che la poesia nasce musica apparirà meno scandaloso o stupefacente, senza scomodare necessariamente aedi, rapsodi, trovatori e minnesänger. Anche perché il modo in cui, ancora oggi, anche oggi, la poesia è musica, è totalmente differente da ciò che è stato e avere radici non serve mai a guardare indietro, ma piuttosto a immaginare il futuro. Le radici della poesia sono sempre rivolte verso il cielo. Le tradizioni si rispettano tradendole, non facendosene epigoni.

E cosa accade, oggi, alla poesia – oggi, mentre l’accelerazione toglie respiro, fa mutare i linguaggi, li stira e li distorce senza posa? Un’accelerazione che non fa che aumentare, che trasforma il paesaggio in…

Lello Voce è un poeta, performer e scrittore. È anche soprattutto, da pioniere della spoken music, colui che introdotto in Italia i Poetry slam. La poesia detta, cantata, davanti al pubblico. Insieme ad un altro poeta, Gabriele Frasca, al musicista Frank Nemola e al disegnatore Claudio Calia coordina Canzoniere, una nuova collana internazionale di libri-cd edita da Squilibri editori. E Canzoniere. La poesia riprende fiato è il titolo dell’happening che si tiene il 10 maggio al Teatro di Tor Bella Monaca a Roma

L’articolo di Lello Voce prosegue su Left in edicola


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