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In India tutti conoscono il nome della bambina che ha cambiato il Paese. Quello che è successo ad Asifa Bano, 8 anni, ha cambiato la storia della nazione (v.Left qui). A Kathua a gennaio scorso la bambina è stata violentata e poi uccisa con una pietra dopo uno stupro di gruppo. Da allora giustizia per lei è stata chiesta da un lato all’altro della nazione, in ogni strada e piazza in cui si ricordava urlando il suo nome.

Dopo la vicenda di Asifa, il mese scorso il premier Narendra Modi ha introdotto la pena di morte per chi violenta bambini sotto i dodici anni, in un Paese dove è stato calcolato che siano 50 le violenze commesse ogni giorno su minori, – soprattutto di sesso femminile -, e i casi denunciati nel 2016 sono stati 19mila.

In India una bambina può morire di violenza, ma anche di disinteresse. È mortale anche se, apparentemente, non immediatamente percepibile. Gli esperti l’hanno chiamata “discriminazione invisibile”. Uccide 239mila bambine ogni anno, 2.4 milioni in un decennio. Accade nel Paese alle ragazze, solo perché sono ragazze.

I dati sulla mortalità femminile indiana sono stati appena raccolti nel report della Lancet Global Health. Le cifre analizzate riguardano solo la discriminazione post-natale. Molte delle morti avvengono per negligenza: le bambine ricevono meno cure mediche, educazione, nutrizione dei coetanei maschi.

«La discriminazione di genere contro le ragazze non è riservata solo ai feti, ma anche alle bambine partorite. E l’equità di genere non riguarda solo il diritto all’educazione, alla rappresentazione politica, all’impiego lavorativo» dice Christophe Guilmoto, co-ricercatore dello studio. In primis “riguarda anche, in definitiva, la sopravvivenza: salute, vaccini, nutrimento.

L’altissimo tasso di mortalità infantile femminile è diffuso nel 90% del Paese, soprattutto nelle regioni rurali, dal Bihar, al Rajasthan, all’Uttar Pradesh. In 29 dei 35 Stati indiani analizzati, l’eccesso di mortalità femminile è stato registrato in bambine sotto i cinque anni. «Il 22% della mortalità complessiva tra le donne è legato al loro genere» conferma l’IIASA, International Institute for Applied Sistems Analysis.

 

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