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Sparano contro bambine rom, contro lavoratori immigrati come fosse tiro al piccione; li inseguono per strada, li ammazzano di botte, al grido di «sporco negro». In Italia è caccia al nero, al rom, al povero. Ma Salvini e Di Maio negano tutto, anche l’evidenza più conclamata e terribile, ovvero che questi crimini abbiano una matrice razzista. Per il ministro dell’Interno si tratterebbe di un reato e basta, come se l’aggravante di odio razziale non esistesse. Anzi, secondo Salvini il problema sarebbe un altro: i reati commessi da immigrati. Ma le cifre fotografano una realtà ben diversa da quella che lui racconta.

Dal nuovo rapporto di Antigone si apprende, per esempio, che «sono 58.759 i detenuti nelle carceri italiane, 672 in più negli ultimi cinque mesi» e che, «dal 2008 ad oggi, a fronte del raddoppio della presenza di stranieri in Italia, da 3 a 6 milioni tra regolari e irregolari, quelli detenuti sono calati da 21.562 a 19.868». Dati che evidenziano dunque che «non c’è un’emergenza stranieri e non c’è un’emergenza sicurezza connessa agli stranieri». Semmai assistiamo all’esatto contrario: ad una agghiacciante e inaccettabile escalation di atti e parole violente contro i migranti. Sui giornali vengono riportati solo i casi avvenuti negli ultimi giorni. Ma lo stillicidio è continuo. Va avanti da mesi, e trova legittimazione nelle affermazioni xenofobe di esponenti di primo piano del governo giallonero. Impossibile dimenticare l’assassinio del sindacalista di origini maliane Sacko Soumaila in Calabria, che ancora aspetta giustizia.

La mente corre anche al tentativo di compiere una strage da parte di Luca Traini, con simpatie neonazi e candidato della Lega al consiglio comunale di Corridonia, che a Macerata sparò su innocenti e inermi cittadini dalla pelle nera. Pochi giorni fa la campionessa azzurra di origine nigeriana Daisy Osakue ha rischiato di perdere un occhio per un’aggressione a sfondo razzista. E Grillo sbeffeggia: «Tanta indignazione per un uovo in faccia»! Accanto a questi atti di violenza, che puntano a ledere fisicamente, a menomare, non sono da trascurare le aggressioni verbali e gli insulti che colpiscono quotidianamente gli immigrati in Italia.

L’alterazione della realtà veicolata dalle parole di chi dovrebbe occuparsi di sicurezza e incolumità di tutti i cittadini funziona da viatico. Salvini parla a sproposito di «pacchia» riferendosi ai lavoratori immigrati sfruttati nei campi, parla di «crociera» per chi scappa da guerre e lager come i centri di reclusione per migranti in Libia. Con fatuità, Di Maio parla di «taxi del mare». E i razzisti si sentono le spalle coperte dalle istituzioni. Al punto che un dipendente di una Asl è arrivato a dire a una persona italo-senegalese che doveva ritirare un libretto sanitario: «Qui non c’è il veterinario». Ma il ministro dell’Interno e vice primo ministro Salvini, con il ministro Toninelli che dà man forte alle politiche di ostracismo e di chiusura dei porti, ripetono come un mantra che va tutto bene, che non c’è nessun allarme razzismo.

Il ministro del Lavoro e vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio accusa la sinistra di strumentalizzazione, grida al complotto, mentre con Grillo e Davide Casaleggio dichiara di voler cancellare la democrazia rappresentativa e il Parlamento, per sostituirli con la e-democracy, con la piattaforma Rousseau. Siamo davanti a una pericolosa eclissi della democrazia in Italia, oscurata dalla propaganda grillina e fascioleghista.

Così, mentre Salvini twitta frasi del duce con tanto di smile, mentre l’Asso 28 soccorre in mare 108 migranti riportandoli in Libia («sembra una delle più gravi violazioni in materia di asilo mai avvenute» ha commentato l’Associazione studi giuridici per l’immigrazione), il segretario del Pd, Maurizio Martina, lancia una manifestazione di protesta a settembre. Come dire, prima il mare e le vacanze, poi si vede.
Dobbiamo reagire per fermare la violenza, chiedendo le dimissioni del governo a trazione leghista che usa il crocefisso come una clava e si accanisce con i più vulnerabili. Chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno è prioritario. Qui e ora.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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