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Segue dalla Prima parte

Orkhan Dzhemal, Alexander Rastorguyev e Kirill Radchenko, i tre giornalisti russi uccisi in Repubblica Centrafricana a fine luglio, stavano dunque indagando su molte cose che riguardavano in generale la presenza del loro paese nell’area. Ma si può ben dire che, tra tutte queste cose, c’è come un filo conduttore che le ricollega in prima battuta al gruppo armato Wagner, in seconda al magnate oligarca Yevgeny Prigozhin, vicinissimo a Putin, forse attualmente il più vicino a Putin di tutti gli oligarchi del Cremlino. Ma chi è esattamente Prigozhin, e cos’è esattamente il gruppo Wagner?

Prigozhin è un uomo dal passato con molte ombre. È stato detenuto in carcere, dove ha scontato una condanna per appropriazione indebita e per sfruttamento della prostituzione. Doveva quindi vantare discrete aderenze nell’ambito criminale già prima della sua condanna, ma pare che grazie alle conoscenze fatte in carcere sia letteralmente decollata la sua carriera imprenditoriale, tanto che, una volta fuori, comincia subito la sua attività nel settore della ristorazione, alla ricerca degli appalti più ricchi per servizi di catering.

Anche se ormai ha clamorosamente differenziato la sua rete di affari, Prigozhin è rimasto legatissimo al suo primo ramo di impresa: recentemente la sua Concord si è aggiudicata l’appalto per la fornitura di tutti i servizi mensa dell’esercito russo, un affare del valore di 1,6 miliardi di dollari.

Col tempo Prigozhin è entrato anche nel settore della comunicazione e dell’informazione. È proprietario di canali televisivi, e recentemente, con l’inclusione del suo nome in testa alla lista dei tredici cittadini russi indagati per il Russiagate, è venuto fuori il suo ruolo di eminenza grigia della propaganda, della manipolazione della pubblica opinione e del consenso, di quella che, in altri tempi, i russi avrebbero chiamato con fastidio “disinformazione”, attribuendola all’occidente – e che, naturalmente, l’occidente avrebbe con altrettanta facilità attribuito alla Russia -. A Prighozin fa capo l’Internet Research Agency, e faceva capo la Factory troll utilizzata per influenzare le ultime elezioni presidenziali nordamericane, e per inondare il web di commenti favorevoli a Putin.

Opo esser diventato lo stratega della comunicazione del Cremlino i suoi interessi si sono ulteriormente allargati al settore minerario, e, in stretta connessione, alla politica estera di Mosca. E se si hanno interessi nello sfruttamento di risorse, soprattutto all’estero, ed in Paesi assai instabili politicamente, si è inevitabilmente interessati ad avere un braccio armato che li difende.

Qui è verosimilmente intervenuto il gruppo Wagner, conosciuto a partire dalla crisi in Ucraina del 2014. Il gruppo è stato formato da Dmitry Utkin, un ufficiale dell’esercito russo, che fino al 2013 faceva parte dell’agenzia militare per l’intelligence estera, il GRU, in pratica il controspionaggio russo. Si compone soprattutto di veterani ultranazionalisti dell’esercito russo, oltre che di mercenari reclutati in tutto il mondo. Il nome Wagner sembra sia proprio ispirato dal compositore Richard Wagner, preso quale emblema dell’adesione a idee nazionaliste.

l Russian business outlet 2017, una sorta di annuario di tutti gli imprenditori e uomini d’affari russi, registra Utkin come direttore generale della Concord. Utkin è stato fotografato più volte mentre entrava al Cremlino, ed ha ricevuto un premio al valor militare nel 2016, sebbene la versione ufficiale di Putin sulla Wagner sia che essa non esista.

Nell’ottobre 2015 si è avuta per la prima volta notizia di cittadini russi morti combattendo in Siria, a fianco delle forze governative. Inizialmente la Wagner – che vanterebbe circa 3.000 effettivi in Siria – sembrava coinvolta solo nel controllo e nella sicurezza di installazioni russe, ma poi ha avuto un ruolo determinante nella riconquista di Palmira. Più oltre si è saputo che la compagnia petrolifera di stato siriana ha offerto ai combattenti della Wagner una percentuale sui profitti delle raffinerie liberate dall’Isis. Recentemente addirittura l’ambasciatore siriano a Mosca ha ammesso che è stato stipulato con Euro Polis un contratto che prevede la concessione del 25% dei profitti. A chi fa capo Euro Polis? A Yevgeny Prigozhin, manco a dirlo.

È in questo contesto, dunque, che il 7 febbraio di quest’anno si è verificato un episodio molto grave a Deir al Zour, in Siria, dove l’esercito Usa, affiancato da milizie curdo-arabe, e l’esercito siriano, affiancato dall’esercito regolare russo e dagli irregolari della Wagner, stanno conducendo operazioni separate contro l’Isis. Uomini della Wagner hanno improvvisamente attaccato la Conoco, un impianto di estrazione di gas americano in zona. I soldati Usa hanno richiesto la copertura dell’aviazione, e i miliziani della Wagner – che sembra fossero assolutamente fuori dal controllo dell’esercito russo -, nel corso di una battaglia durata più di quattro ore, sono stati letteralmente decimati. Si parla di circa duecento morti, approssimati probabilmente per difetto, non si sa quanti siriani e quanti russi. È stato senz’altro il più grave episodio che abbia coinvolto russi e americani dai tempi della guerra fredda.

Yuri Barmin, uno studioso militare americano di politica estera russa ha suggerito l’idea che anche i miliziani russi possano aver richiesto copertura aerea a Deir al Zour, e che questa sia stata negata per un preciso calcolo politico contro Prigozhin del ministro della difesa Sergej Shoigu. Ora, è senz’altro possibile in uno scenario siffatto che, dietro l’apparenza monolitica del sistema di potere di Putin, covino chissà quali rancori e gelosie tra oligarchi, ma è francamente difficile immaginare che Putin avrebbe mai potuto permettere ad un incidente già increscioso di diventare qualcosa di gigantesco e incontrollabile.

Ci sono già state armate di “contractors” salite agli onori della cronaca in Russia, per il loro coinvolgimento nei teatri di guerra, come il Moran Security Group o come gli Slavonic Corps. Ma molti componenti degli Slavonic Corps sono stati arrestati al loro rientro in patria, per esempio. Il fatto è che, a tutt’oggi, simili compagnie di ventura sono illegali per la legge russa in primis. Al contempo però simili eserciti irregolari offrono il vantaggio di poter negare qualsiasi coinvolgimento, nel caso di fatti imbarazzanti come quelli di Deir al Zour, e di evitare il danno di immagine che ha l’esercito ogni qual volta deve pagare un prezzo troppo alto in vite umane. Questo può spiegare l’atteggiamento di Putin nei confronti del gruppo Wagner.

Dzhemal, Rastorguyev e Radchenko non sono stati i soli giornalisti che si erano occupati della Wagner, a morire in circostanze sospette. Ad aprile 2018, a Yekaterinberg, è morto, apparentemente suicida dal suo appartamento al quinto piano, Taksim Borodin, un giornalista che aveva scritto sui fatti di Deir al Zour, era stato ad Asbest, città da cui proveniva la maggior parte delle vittime, a seguire i funerali dei miliziani, si era occupato del gruppo Wagner per tutto febbraio e marzo.

Pare che, attorno e dentro al palazzo in cui viveva, si siano svolte, per le ventiquattro ore precedenti la morte, inusuali esercitazioni militari, e che il giornalista avesse telefonato ad amici, dicendosi spaventato. Ma la porta del suo appartamento è stata trovata chiusa dall’interno, e questo ha chiuso l’indagine. Suicidio.

Per quello che riguarda la Repubblica Centrafricana invece, probabilmente qualcuno si sta preoccupando che Prigozhin – e dietro di lui il gruppo Wagner, suo braccio armato – possa aver concluso con il governo africano un affare altrettanto vantaggioso che quello in Siria. In ogni caso ciò che appare veramente emblematico di tutta questa faccenda, e del coinvolgimento di una figura come quella di Prigozhin, per come si è venuta sin qui delineando, è la privatizzazione di funzioni che una volta erano rigorosamente prerogativa di uno stato centrale. Prigozhin gestisce in pratica la politica estera, o almeno una parte considerevole di essa, i dispositivi di sicurezza militare che ruotano attorno alcuni interessi strategici per la politica estera russa, gestisce praticamente in toto la propaganda del Cremlino. È come se, oltre a tutti quelli sin qui elencati, si fosse aggiudicato l’appalto per una gran fetta dei servizi d’intelligence. E non è detto che qualcuno non possa pensare che il modello debba essere esportato anche in occidente.

Prosegue nella Terza parte

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