Condividi

All’estrema destra del padre. A Verona è così: cerchi i fascisti e trovi i cristiani tradizionalisti. Il veronese ministro della famiglia Lorenzo Fontana, classe 1980, a volte si sente perseguitato «perché – dice – sono cristiano». Quel tipo di cristianità che si impasta con l’aria della Curva Sud del Bentegodi (quelli della “squadra a forma di svastica”, dei manichini impiccati contro i calciatori neri) dove nemmeno un esorcista saprebbe dire dove finisce l’”ira di dio” e dove inizia lo squadrismo. Antirisorgimentali, anticonciliari, sentinelle in piedi o naziskin, gente che crede che i giganti siano esistiti davvero, che i terremoti siano castighi di dio, che non esiste il buco nell’ozono, che rivorrebbe l’imperatore così che non si votasse più ma intanto vota Lega. Ma, più di tutto, gente che crede che «gli dei pagani sono demoni». Basta pescare nei loro siti, Traditio, Agerecontro o Christus Rex, per leggere i consigli di Franco Freda: «È clamorosamente il momento delle destre (…) stringere la cinghia, e i denti, e marciare. Uniti, spavaldi, decisi!». I locali di Traditio sono stati benedetti dal benedettino Romualdo Maria Lafitte per il quale la messa in italiano «non ha validità sacramentale». Matteo Castagna, ex tosiano, è l’articolista di punta: ci spiega che l’immigrazionismo non è cristiano, che il buonismo fa male, che da quando la Chiesa ha sposato la dottrina dei diritti umani (Pacem in Terris di Giovanni XXIII, 1963) «il risultato è il caos». Bergoglio «il luterano che protestantizza la Chiesa», la Caritas e le Ong sono tra i suoi bersagli: «Può Dio volere che l’Europa di Lepanto possa soccombere davanti al Saraceno, sempre più spesso braccio armato e violento di quel sistema mondialista e globalizzato che ha la sua regia nell’alta finanza internazionale in mano a dei poteri sovranazionali? Possiamo dirci dei buoni samaritani se accogliamo chi minaccia di distruggerci e non vogliamo difendere la nostra tradizione in nome di un cosmopolitismo suicida?». L’ossessione per la tradizione accomuna questi cristiani e i fascisti. Razzismo, intolleranza, omofobia vengono giustificati da citazioni bibliche. Dai lugubri argomenti del vecchio testamento alla “guerra santa” è un attimo: a Verona sono avvenute le prime gesta di Ludwig, l’omicidio a martellate di due frati firmato Gott über alles, ma passava da qui anche la “rotta dei topi” che conduceva in Sudamerica i criminali nazisti con logistica di marca pontificia. Dalla rivista Carattere che tentava di “evangelizzare” il Msi alle prime ronde padane, dai concerti nazirock alle messe di purificazione dopo il gay pride o il ramadan, dalle carnevalate antigiacobine (la rievocazione delle Pasque veronesi è foraggiata con i soldi dei contribuenti) fino allo squadrismo omofobo e xenofobo – come documentano la cronaca recente e i dossier degli antifascisti: aggressioni, pedinamenti, atti vandalici, fari delle auto puntati contro le finestre degli appartamenti che accoglievano i rifugiati. A Verona puoi incontrare un bus con la scritta “Non confondete l’identità sessuale dei bambini”; imbatterti in giovani nazisti di Fortezza Europa che assediano una scuola perché gli insegnanti non instillerebbero abbastanza il senso della Nazione, puoi andare al Festival per la Vita nella prestigiosa Gran Guardia e trovarci il sindaco Sboarina e il suo vice di allora Fontana, entrambi «rigorosamente e da sempre in curva sud», insieme a gente di Fn. Se passi in consiglio comunale magari un tale Bacciga, avvocato rampante, eletto nella lista civica del sindaco e vicino a Fortezza Europa, ti saluta romanamente come ha fatto a fine luglio contro le attiviste di Non una di meno. Racconta Federica Panizzo che le attiviste erano in silenzio sul loggione, vestite come le fattrici-schiave immaginate da Margaret Atwood nel Racconto dell’Ancella, per contestare due delibere: una per finanziare associazioni antiabortiste nei consultori, l’altra per creare il cimitero dei feti senza il consenso delle donne. Bacciga è stato denunciato «perché quel gesto è ancora reato. E le mozioni, per ora, sono state ritirate», dice a Left Panizzo che è l’avvocata di quelle donne e fu legale di parte civile nel processo che condannò Tosi per violazione della legge Mancino. «Verona sembra un laboratorio delle tristezze», dice. E «l’Italia si sta veronesizzando», sottolinea a Left Emanuele Del Medico, attivista e autore di una ricerca sul campo, All’estrema destra del padre (La Fiaccola, 2004), confermando la vocazione a laboratorio delle destre estreme dai tempi di Tosi: è stato lui a sdoganare skinhead, preti che pregavano per Priebke, nostalgici di Salò, sentinelle in piedi – ai suoi comizi si cantava “Chi non salta tunisino è” – fino a Sboarina. A Verona la Chiesa sembra schizofrenica. Da una parte ci sono i Comboniani (Alex Zanotelli è uno di loro). Dall’altra i gruppi tradizionalisti per i quali gli altri sono «mondialisti» e «pretaglia conciliare». In mezzo la «Chiesa che non ha bisogno di apparire, la Chiesa di potere e legata al potere. Ci sono personaggi molto potenti che vanno a messa ogni mattina e lì stringono patti», continua Del Medico, che rivela proprio l’intreccio fra tradizionalismo cattolico e destra radicale in riva all’Adige dove il vescovo in carica si sente libero di suggerire candidati leghisti ai suoi fedeli. Nella rettoria tradizionalista di S. Toscana, don Vilmar Pavesi celebrava in abiti preconciliari e benediceva la spada per la crociata definitiva contro l’islam. Qui fu invitato nel 2008 Juan Rodolfo Laise, vescovo che consegnava ai golpisti argentini liste di studenti poi desaparecidos. Per questo il Vaticano lo nascondeva da occhi indiscreti alla tomba di padre Pio. Sulla sua porta era scritto: “Non si ricevono familiari di sovversivi”. Tra i fedeli l’ex colonnello Amos Piazzi e, non si sa se in costume asburgico, il capetto di Fn e i Tosi boys, giovani padani che sopravviveranno al declino di quel sindaco. Come quel Fontana che vorrebbe cancellare la legge Mancino. La resistenza civile, a Verona, è affidata anche a un giornale satirico come L’Ombroso che dedica il prossimo numero proprio all’ex leader dei giovani padani ora ministro delle proprie ossessioni: la famiglia e il proibizionismo dentro un governo dal limpido impianto sovranista. Identitario, Fontana preferisce chiamarlo con un termine che pesca nel lessico della destra estrema. Ora Fontana si sta preparando all’alleanza «identitaria», appunto, per le europee.

L’inchiesta di Checchino Antonini è stata pubblicata su Left del 21 settembre 2018


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi