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Adesso Orfini dice «sciogliamolo e rifondiamolo». Come se il Pd fosse un tablet impallato: «Hai provato a spegnere e a riaccendere?». «Orfini si sveglia adesso? E che cosa ha fatto in quattro anni che è stato presidente del partito?», sbotta una giovane militante romana che chiede l’anonimato per non causare turbamenti alla vigilia del congresso. Anche dalla festa dei giovani di Ravenna il messaggio è stato, all’incirca, che è impensabile superare la crisi con i suoi responsabili. Ma nessuno si aspetti clamorose autocritiche da chi ha diretto l’ex partito di maggioranza relativa. «Il Pd ha bisogno di un processo rifondativo non tanto delle idee, ma del modello organizzativo», è la linea del politologo Mauro Calise (autore per Laterza de Il Partito personale) su democratica.org, il sito nato sulle ceneri de l’Unità.
L’ex giovane turco Orfini sarebbe “il poliziotto cattivo di Renzi”, mandato avanti (invano) per rinviare il congresso. Al Nazareno puntano tutti sul derby europeisti-sovranisti e anche gli appelli che circolano sono solo varianti su scala continentale del tormentone sul voto utile: votate noi altrimenti arrivano quelli più cattivi. Così, prima Martina (che non si sa se correrà per le primarie) e poi Renzi da Porta a Porta, lanciano una versione europea del Fronte repubblicano. Alle europee con un listone Macron (con cui vorrebbe allearsi anche il M5s), Verdi, liberali, Pse e Tsipras. Nessuna reazione visibile a occhio nudo da Atene dove la notizia è finita nelle brevi di un paio di giornali. «Ma stiamo scherzando?!», esclama Argyrios Argiris Panagopoulos del dipartimento politiche europee di Syriza: «Come si fa a candidarsi con chi ci ha massacrato fino a ieri? – dice a Left – certo, siamo molto preoccupati per l’ondata sovranista ma è stata possibile grazie alle politiche neoliberiste e a settori della socialdemocrazia. In Spagna e Portogallo quei partiti stanno cambiando ma Renzi non è cambiato. Noi andremo alle elezioni con la Sinistra europea».
Qualcuno giura che l’ex rottamatore fiorentino stia…

L’articolo di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 28 settembre 2018


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