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«In realtà non ricordiamo nulla. Troppi edifici sono crollati, troppe macerie si sono accumulate, insormontabili sono i sedimenti e le morene». Il tedesco Winfried Georg Sebald è stato uno dei massimi scrittori contemporanei ad interrogarsi sull’identità culturale dell’Europa cercando, con il suo peregrinare fisico e ideale, il denominatore comune del Vecchio continente. La risposta non è affatto rassicurante: le radici europee affondano nella crudeltà e nel ripetersi di una violenza secolare, il cui culmine è stato raggiunto durante la Seconda guerra mondiale e della quale lo scrittore serberà per tutta la vita la ferita influenzandone l’opera.

Le macerie, gli edifici crollati e la violenza feroce sono da Sebald in parte immaginati ed evocati, diventando suggestioni sulla scia delle quali riflettere sulla natura umana. A Monte Sole, zona appenninica vicino a Bologna, furono ferocemente reali. Uccisioni, incendi, rastrellamenti, decapitazioni. Donne e bambini impalati. Sono i giorni che vanno dal 29 settembre al 5 ottobre del 1944, e la tremenda carneficina è quella comunemente conosciuta come la strage di Marzabotto.

A scavare nella memoria individuale e collettiva è ancora una volta la compagnia teatrale Archivio Zeta che organizza, al Parco storico di Monte Sole nell’anniversario della strage, una tre giorni – dal 5 al 7 ottobre – dedicata al recupero della dimensione storica, umana e letteraria del ricordo quale necessario strumento di educazione e coscienza civica.

«Della strage di Marzabotto si conosce quasi tutto, del massacro di Monte Sole relativamente poco. Sembra un paradosso, perché si parla della stessa cosa: la cosiddetta strage di Marzabotto non è che la somma di tanti massacri, in 115 luoghi distinti e per un totale di circa 770 civili uccisi nel territorio sotto Monte Sole in tre comuni a sud di Bologna, Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, commessi dai reparti tedeschi della XVI divisione granatieri» precisa Luca Baldissara, docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa e autore, con il collega Paolo Pezzino, del libro Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole (Edizioni Il Mulino, 2009). «Recuperare la memoria del luogo nel suo insieme è particolarmente importante per restituire la giusta dimensione all’evento stragista – spiega Baldissara – perché solo così è possibile comprenderne la natura, una scelta razionale finalizzata a punire e sterminare i civili e non una violenza senza senso». Non c’è dunque niente di disumano, la violenza a Monte Sole fu tragicamente umana. Cosciente e deliberata. Se il male è banale, la violenza è razionale.

Baldissara sottolinea l’aspetto deliberato della strage: «Monte Sole è stato il più feroce eccidio nazista, simile a Sant’Anna di Stazzema perché si ravvisa la stessa logica del terrore accompagnata dalla volontà di mettere in sicurezza un territorio vicino alla linea Gotica, ma la differenza è nella tipologia e nella dimensione della zona interessata: Monte Sole è un territorio molto più ampio, 115 località distinte nell’Appennino tosco-emiliano, e la filosofia dei reparti tedeschi era quella di distruggere e incendiare tutto per lasciarsi alle spalle una terra di nessuno. Furono uccisi anche gli animali da cortile». Una violenza razionale e antica, che affonda le radici nella storia dell’Europa: «Il nazismo non si è inventato alcunché, ha ereditato il codice culturale violento della nostra storia lungo un secolo e mezzo, da Napoleone alla Prima guerra mondiale fino alle guerre coloniali. I grandi eserciti hanno sempre cercato di vincere le guerre contrastando la guerriglia e le resistenze con la tecnica del terrore e della distruzione. Monte Sole è un esempio della storia europea».

La cifra letteraria di Sebald, la violenza quale elemento comune dell’Europa, è dunque non solo un’intuizione narrativa ma un fatto storico. «Monte Sole è una delle espressioni più cruente della nostra storia, – aggiunge il professore – ma il modus operandi utilizzato dall’esercito nazista, contrastare la resistenza dei civili con la distruzione sistematica, è stato replicato anche dopo la Seconda guerra mondiale: in Indocina e in Algeria dall’esercito francese, in Vietnam dagli americani, e in certe modalità anche dall’esercito israeliano nei territori occupati della Palestina». La storia, dunque, non insegna? «La storia ci può aiutare a comprendere, insegnando semmai quanto sia necessario e indispensabile un continuo lavoro di educazione in direzione opposta alla violenza, per la costruzione di una coscienza civica dei cittadini».

«Nella tre giorni del nostro seminario a Monte Sole – spiegano Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni di Archivio Zeta – cercheremo di indagare il concetto di violenza, non solo quella perpetrata durante il periodo nazifascista ma anche successivamente, per far sì che Monte Sole possa essere un luogo che accoglie una riflessione di lungo periodo sulla storia coloniale dell’Europa tenendo come filo conduttore l’opera di Joseph Conrad Cuore di tenebra. Nel pomeriggio dell’ultimo giorno infine, domenica 7 ottobre, il seminario si aprirà ad un percorso sui luoghi degli eccidi, con una passeggiata alla maniera di Winfried Georg Sebald».

L’Europa smarrita dei nostri giorni dovrebbe, forse, ripartire da qui.

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