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Il M5s è nato e vissuto sull’idea che tutti i mali dell’Italia dipendessero da una classe politica corrotta, autoreferenziale e incapace. Ne conseguiva che la soluzione fosse la sua sostituzione con donne e uomini nuovi, privi di connessione con la storia precedente ed estranei alle logiche tradizionali. L’alleanza con la Lega è figlia di questa impostazione, che prescinde completamente da qualsiasi ragionamento su obiettivi e percorsi condivisi, per concentrarsi esclusivamente sulla storia personale dei protagonisti. Salvini è nuovo, così come il gruppo dirigente che lo circonda, e come tale accettabile come alleato. È chiaro che si tratta di una logica del tutto superficiale, che omette in buona o cattiva fede i legami strutturali che all’interno di un partito di ormai antica fondazione determinano i passaggi da un gruppo dirigente all’altro. Tuttavia questa logica “facciale” funziona e quindi è accettata.

La seconda conseguenza della premessa da cui siamo partiti è che non esistano problemi legati alla scarsità delle risorse, ma solo al loro utilizzo inefficiente da parte della casta. Ricordate? Tutto si poteva realizzare a condizione di tagliare auto blu, vitalizi e stipendi dei parlamentari. Per anni abbiamo sentito ripetere come un mantra questo concetto, che è diventato quasi parte del senso comune. Peccato che fosse totalmente falso, al punto da confondere i milioni con i miliardi. Che succede quando la propaganda si fa senso comune, e il senso comune si scontra con una realtà opposta? Un grande casino.

Ora ci troviamo con un governo ricco di promesse e povero di soldi, in cui il socio di maggioranza ha l’assoluta necessità di ottenere risultati per stare in piedi. Non può imporre nuove tasse, perché ha giurato di abbassarle, non può tagliare la spesa, perché ha giurato di accrescerla. Restano solo due strade: indebitarsi e cercare un capro espiatorio. Il debito piace a tutti, perché rende più ricchi e allontana i problemi. Ha il solo difetto di aver bisogno di creditori, che vogliono essere trovati e poi pagati. Se sei già molto indebitato, questo può essere un problema serio, come sa chiunque sia entrato in una banca per chiedere l’ennesimo prestito. Peraltro alla lunga si finisce per non essere più padroni della propria attività, ma per lavorare al ritmo e alle condizioni imposte dai creditori. In Italia ne sappiamo qualcosa.

Ecco quindi che persino la soluzione apparentemente più semplice si rivela complicata e trova ostacoli importanti in tutti gli attori a qualunque titolo coinvolti: Mef, Bce, Bankitalia. Per non parlare dell’alleato di governo, che avrà anche tolto Nord dal nome, ma non ha nessuna intenzione di scaricare sui contribuenti settentrionali il costo del reddito minimo per i meridionali. Quindi rimane solo il capro espiatorio. La logica della politica imporrebbe che questo fosse il partner di maggioranza. Non riesco a mantenere le promesse perché l’alleato non desiderato me lo impedisce. Se non fosse che l’alleato in soli tre mesi di coabitazione ha ribaltato i rapporti di forza, e se si tornasse al voto continuerebbe a governare scaricandoti all’opposizione.

C’è peraltro quel fastidioso dettaglio del doppio mandato, che metterebbe tutti i boss a 5Stelle nelle mani di Grillo, che dovrebbe eventualmente autorizzarne la ricandidatura in violazione del non-statuto. Quindi? Quindi i burocrati del Mef sono vecchi e nascondono i soldi, esattamente come la casta. La logica formale del Movimento così è salva e si può andare avanti. Si tratta con tutta evidenza di un atteggiamento puerile, figlio della convinzione che gli italiani siano un popolo con l’anello al naso. Non è così, e se sapremo mettere in campo un’alternativa credibile se ne accorgeranno presto.

Il parere di Giovanni Paglia è tratto da Left n.39 del 28 settembre 2018


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