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Il pugno che sale, il pugno di Mimmo che saluta dalla finestra un corteo di donne e uomini che lo abbracciano simbolicamente ribadendo che Riace non si arresta, è una immagine piena di futura, e presente, umanità. Quanto accaduto a Riace in questi anni e in questi giorni non è riassumibile nella parola modello, ma è una pratica che dimostra materialmente la possibilità di un sistema basato sull’accoglienza anziché sul respingimento: parla all’Italia, parla all’Europa. Lo stesso giorno dell’arresto di Mimmo Lucano ho comunicato alla Plenaria del Parlamento europeo riunito a Strasburgo quanto accaduto: una conseguenza della istituzione del reato di solidarietà. Tante deputate e tanti deputati hanno potuto manifestare la loro solidarietà al Sindaco di Riace nel dibattito già programmato per il giorno successivo – 3 ottobre, anniversario del naufragio di oltre 360 persone nelle acque di Lampedusa – che aveva come oggetto proprio il ruolo degli enti locali nelle politiche di accoglienza nell’area mediterranea. Nell’Europa fortezza i cui confini – per mare e per terra – sono ormai diventati fondamenta, l’Italia sta diventando sempre più laboratorio della istituzione del reato di solidarietà. La criminalizzazione della solidarietà è strettamente intrecciata a quel processo di “crimmigration”, di criminalizzazione delle persone migranti, di cui scrivevo proprio su queste pagine. Prima si sono criminalizzate le Ong che operano nelle acque del Mediterraneo, sequestrando imbarcazioni, accusando di collusioni con i trafficanti i prestatori di soccorso, chiudendo i porti. Ora è il turno dei Comuni che accolgono. Sin dal 2001 Riace ha messo in atto uno straordinario processo di integrazione attraverso l’impiego del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e ha ripreso vita riempiendo quel vuoto creato dall’emigrazione di tante e tanti giovani del Sud Italia e Sud Europa, che si dirigono verso nord cercando un lavoro e una vita migliore. Per difendere quel sistema dal taglio dei fondi voluto dal ministero dell’Interno, Mimmo Lucano aveva intrapreso anche uno sciopero della fame. Il 24 settembre – una settimana prima dell’arresto del Sindaco di Riace, avvenuto il 2 ottobre – viene approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri il Decreto legge in materia di “sicurezza e immigrazione” (controfirmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 4 ottobre) che smantella di fatto proprio il sistema di accoglienza Sprar. Nel sistema Sprar – sistema che integra l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo – avevano un ruolo importantissimo proprio gli enti locali ed erano definiti standard nell’accoglienza e nella prestazione di servizi; l’accoglienza diffusa favoriva un processo di integrazione sociale e lavorativo. Tutto questo viene messo a rischio dal decreto Salvini, che di fatto separa accoglienza dei richiedenti asilo, confinandola nel sistema gestito dalla prefettura, da quella delle persone rifugiate. L’abolizione del permesso di soggiorno per protezione umanitaria, le gravi lesioni nel diritto di asilo e nel diritto alla difesa, rendono ancora più evidente la volontà di bloccare le persone che migrano e le persone che accolgono. Quando sono entrata nella casa di Mimmo Lucano, e ho visto la sua mano sporgersi dalla finestra per salutare il corteo che cantava “Bella ciao”, ho pensato che drammaticamente la situazione dell’Italia oggi si può riassumere così: le sedi delle forze neofasciste sono aperte, i porti sono chiusi; le squadracce hanno libertà di circolazione, Mimmo è agli arresti domiciliari. E che noi abbiamo un dovere di nuova Resistenza, verso i partigiani morti per la libertà, e verso la futura umanità.

L’editoriale di Eleonora Forenza è tratto da Left in edicola dal 12 ottobre 2018


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