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La barbarie-Europa sono le 15 persone lasciate morire di stenti su una barca alla deriva per 12 giorni nella cosiddetta zona Sar libica. Nel silenzio.

La barbarie-Europa ha il nome di Suruwa Jaithe, un giovane rifugiato gambiano di 18 anni, morto carbonizzato il 2 dicembre scorso nel rogo della baracca dove abitava, nel campo-ghetto di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro.

La barbarie-Europa ha il volto di Nassim, annegato in un torrente in Slovenia, già all’interno della “fortezza”, non lontano dall’Italia.

La barbarie-Europa è responsabile del suicidio di Amadou Javo, 22 anni, impiccato al cornicione della casa di Castellaneta Marina (Taranto) dove viveva con altri migranti.

La barbarie-Europa ha la follia di un gesto di un profugo nigeriano di 33 anni, morto lanciandosi dal treno tra le stazioni di San Germano Vercellese e Olcenengo, in provincia di Vercelli, forse perchè non aveva il biglietto.

La barbarie-Europa sono i tre ragazzi senza nome morti per assideramento, un giovane afghano e due suoi compagni, respinti dalla polizia greca e costretti a salire su una barca per riattraversare il fiume Evros e tornare in Turchia: i loro corpi sono stati trovati il dieci dicembre in tre villaggi della provincia turca di Edirne: Serem, Akcadam e Adasarhanli. Afghani, pakistani, siriani e iracheni che fuggono le guerrre. Al gelo sulla rotta Balcanica.

La barbarie-Europa sono i futuri casi di ipotermia di quest’inverno senza tende e ripari lungo tutta la rotta balcanica o sulle isole greche. Migliaia di persone al gelo: non è Siberia, è Europa.

La barbarie-Europa sono le migliaia di uomini, donne e ragazzi detenuti e torturati nei lager libici da cui giungono le inguardabili foto di arti amputati e orrende cicatrici: giovani venduti o uccisi, il cui grido estremo – una disperata richiesta di soccorso – non giunge alle nostre orecchie.

Non sappiamo quanti vengono venduti come schiavi o uccisi in Libia, quanti rifugiati muoiono di sete, stenti e maltrattamenti nel deserto del Sahara, non sappiamo quanti annegano a qualche passo dalle nostre coste, quanti vengono torturati in Sudan, Eritrea, Niger, Libia, quante donne vengono stuprate sulle rotte, nelle prigioni, nei campi di smistamento, quanti vengono uccisi appena rimpatriati (in Afganistan in guerra), quanti muoiono di freddo sulle rotte o sui sentieri delle Alpi tra Italia-Francia, salvo scoprirne i corpi dopo il disgelo; quanti restano feriti cercando di superare le barriere di lame e filo spinato, quanti annegano e vengono respinti nell’Egeo o sull’Evros, quanti alla frontiera ispano-marocchina, quanti scompaiono sulle rotte e nei lager libici. Quanti vengono uccisi.

Chiediamo Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos. Su tutti confini esternalizzati da barbarie-Europa si sta commettendo un crimine, un genocidio del popolo migrante di cui siamo oggi responsabili.

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