Senza voler demonizzare il tifo né alcuni aspetti della cultura ultras, il mondo dello stadio e la visione securitaria del Paese appaiono sovrapponibili, con elementi di discrezionalità giuridica e poliziesca enormi. Un’occasione che il ministro Salvini prova a sfruttare in ogni modo

Già da settembre scorso, il ministro dell’Interno fra un tweet e l’altro trovava il tempo per partecipare a trasmissioni sportive in cui cominciare a proporre il proprio pensiero da tifoso, rivendicando di avere alle spalle anni di curva. «Incentivi economici, defiscalizzazione, aiuti e contributi per le società che investono nei giovani italiani» chiedeva, senza aver alcun titolo per farlo se non quello del tifoso milanista, preoccupato per la partenza non proprio esaltante della squadra del cuore che però, rispetto alle altre, «faceva giocare più italiani». Nessuno gli ha chiesto se per italiani intendesse anche i nati in Italia da genitori stranieri e poi naturalizzati o quelli che, grazie alle proprie prestazioni sportive, avevano avuto maggiore agevolezza per ottenere la cittadinanza. Riproponendo 20 anni dopo la preoccupazione di Jean Marie Le Pen, rispetto poi alla nazionale, voleva forse assicurare un futuro “bianco” in cui riconoscersi anche dal punto di vista somatico? Avendo sentito a tal proposito mai smentiti esponenti del suo partito preoccupati per la «sostituzione etnica», il dubbio viene. Ma forse partiamo prevenuti. Tanti infatti i tweet (altro che leggi) dedicati alle sportive che in atletica come in pallavolo, pur avendo origini “straniere” portavano in alto “l’italico orgoglio”. Ma questa è un’altra storia. Si trattava infatti solo del primo assaggio. In breve tempo c’è stata una accelerazione che ha portato l’inquilino del Viminale a occupare uno dei pochi spazi giornalistici e radiotelevisivi da cui era rimasto fino ad allora distante, le trasmissioni “sportive”. Non certo da atleta – magari a breve lo vedremo anche in questa di divisa – ma da capitano, da potente veicolo di un messaggio che intercetta lo stadio come centro di uno spazio esteso, in cui imporre un proprio impianto ideologico egemonico. Nessuna teoria complottista ma un semplice susseguirsi di eventi, non certo determinati dal ministro, ma che al suddetto sono serviti per…

L’inchiesta di Stefano Galieni prosegue su Left in edicola dal 18 gennaio 2019


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