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Da quando è stato presentato in questi mesi, a più riprese, abbiamo chiesto il ritiro del ddl Pillon, il disegno di legge sull’affido condiviso, che con altri progetti di legge collegati rappresenta un pericoloso attacco alle donne e ai bambini. Dopo le manifestazioni in piazza e i tanti comitati no Pillon che hanno preso forza in tutta l’Italia ci aspettavamo una qualche risposta da parte del governo giallonero, almeno dalle sue frange grilline nominalmente più vicine ai movimenti. Ma così non è stato. Da parte sua, come era prevedibile, il senatore leghista Simone Pillon, primo firmatario del provvedimento, non risponde. Lo farà, dice, solo dopo la fine delle audizioni.
Noi pensiamo che la situazione sia gravissima, che non ci sia più tempo da perdere.

Per questo torniamo a denunciare la violenza di questo ddl che è il cuore di un progetto lucido e organico per smantellare diritti conquistati dalle donne nel corso degli ultimi quarant’anni in Italia, a cominciare dal divorzio. In nome di un’idea di famiglia patriarcale, immutabile, religiosa, il neocatecumentale leghista Pillon, animatore del Family day, con l’aiuto della numeraria dell’Opus dei Binetti (transitata per il Pd), del ministro della famiglia Fontana, della Lega tutta, nonché dei più retrivi gruppi clericofascisti lavora per impedire alle donne di separarsi, di divorziare, di interrompere una gravidanza, per impedire loro di denunciare la violenza in famiglia. Ancor peggior sorte tocca ai bambini.

«Non sono una valigia», ha detto una bimba alla manifestazione contro il ddl Pillon organizzata un paio di mesi fa da Non una di meno a Roma. Come un pacco da spedire dalla casa di un genitore separato a quella dell’altro, così la norma tratta il minore, in nome di un astratta bigenitorialità perfetta nell’affido, imponendo una divisione matematica del tempo da trascorrere con lui, senza minimamente considerarne gli affetti, le esigenze, la volontà. Quasi fosse una tavoletta cera, non riconoscendogli né un proprio sentire, né autonomia di pensiero, né una propria realtà interna che ha bisogno di affetti per crescere e svilupparsi. Contro questa violenta negazione della realtà psichica e fisica del bambino leggerete contributi importanti in questa storia di copertina firmati da psichiatri, psicoterapeuti, medici, specialisti, che criticano fortemente l’introduzione nel testo di legge di riferimenti alla cosiddetta sindrome di alienazione parentale, ideata da Gardner, medico americano apologeta della pedofilia. Al tema dell’alienazione parentale fa esplicito riferimento il ddl Pillon insinuando che le donne siano manipolatrici e sempre responsabili quando il figlio non vuol stare con il padre.

Questo crudele e criminoso disegno di legge tratteggia la figurina di una sacra famiglia intoccabile occultando i casi di violenza fra le mure domestiche. Il ddl di fatto smantella il reato di maltrattamento, riconoscendolo come tale solo se è costante, quotidiano, sistematico. Questo punitivo provvedimento va contro la convenzione di Istanbul e contro i principi costituzionali costringendo le donne al silenzio. Anche togliendo loro (soggetti perlopiù economicamente più deboli) la sicurezza dell’assegno di mantenimento. Ma cosa ancor peggiore, se possibile, il ddl Pillon nega che dietro al rifiuto del bambino di stare con uno dei due genitori ci possano essere violenze e maltrattamenti. Andando contro i progressi della scienza giuridica che mette al centro l’interesse del bambino e il suo ascolto, il ddl stigmatizza il suo dire «no» come patologia e sulla base di questo pregiudizio lo spedisce in centri specializzati per la rieducazione, per essere resettato! Non solo.

In caso di processo per violenza e abusi, il ddl Pillon obbliga il bambino a frequentare il genitore maltrattante finché non si arrivi a sentenza. E oltre… Con tutta evidenza siamo davanti a una ipotesi di legge mostruosa, espressione di una ideologia fascista, religiosa, integralista che intende riesumare una figura di padre padrone, che esercita un potere assoluto sui bambini e sulle donne, un uomo maschilista che riduce la sessualità alla riproduzione, negando che la sessualità sia invece interesse per l’altro, desiderio, ricerca di una propria identità nel rapporto con il diverso da sé e realizzazione reciproca. Pillon e soci vogliono imporre un’idea di rapporto di coppia che, nei fatti e per fortuna, va scomparendo anche in Italia. I dati Istat ci dicono infatti che sono sempre di più le coppie che si separano consensualmente, sono sempre di più quelle che arrivano all’affido condiviso. Riproponendo una anacronistica e stereotipata figura di pater familias, il ddl Pillon nega anche la realtà affettiva dei giovani padri, oggi sempre più responsabili, disposti a dividersi il lavoro quotidiano in casa, sempre più coinvolti nel rapporto con i figli.

Se il governo giallonero avesse davvero a cuore la causa dei padri non dovrebbe tagliare i finanziamenti ai congedi parentali, invece con Pillon li costringe a stilare asettici piani genitoriali di natura solo contabile. Su questi temi e su molto altro troverete diversi approfondimenti in questo sfoglio, sulla strada aperta da Left del 28 settembre 2018. Novità importante ora è anche il coro di autorevoli voci femminili che a sinistra si alzano contro il ddl Pillon. Insieme a loro esigiamo che sia ritirato immediatamente.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 15 febbraio 2019


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