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Quali possono essere gli ostacoli a una piena realizzazione della identità sessuale e come vanno affrontati? Riferendoci in particolare al mondo dell’adolescenza, ne parliamo con Francesca Fagioli, dirigente medico psichiatra presso il servizio di prevenzione e intervento precoce salute mentale Asl Roma1.

Dottoressa Fagioli, secondo la sua esperienza di medico che da sempre lavora con i ragazzi, come vive un adolescente di oggi la propria sessualità?
Domanda difficile, ogni adolescente la vive a modo suo. Proprio alcuni giorni fa sono stata invitata nei giorni di co-gestione di un liceo a parlare di educazione sessuale, sentimenti e affettività e, dopo una breve presentazione, il tempo è stato preso dalle domande da parte degli studenti riguardanti temi quali il primo rapporto sessuale, l’orgasmo, se la masturbazione fa male e perché, le malattie sessualmente trasmissibili e così via. Quello che colpisce è la curiosità dei ragazzi nel fare domande senza provare particolare imbarazzo. Anche quelli più ostici, con un fare apparentemente strafottente, in realtà, poi, sono rimasti a ascoltare e anche a intervenire su questi temi.
C’è differenza, sempre a livello di vissuto, tra femmine e maschi?
Sicuramente sì. Maschi e femmine: esseri umani uguali ma diversi. Direi che le ragazze tendano ad avere una sessualità più intima, a tenere le proprie sensazioni per sé. Forse tutto questo si lega a un fattore culturale difficile da combattere per cui il maschio deve apparire forte, deve mostrare-dimostrare la sua fisicità, e al contrario le femmine hanno sempre dovuto lottare contro una “depressione” di fondo legata ad una perdita, una ferita rappresentata dalle mestruazioni, dal sangue.
Quali conseguenze può comportare questa mentalità ancora prevalente nella nostra società?
Questa cultura millenaria sicuramente può essere un ostacolo alla realizzazione dell’identità sessuale, un destino al quale è difficile ribellarsi. Come se la naturale differenza biologica nel corpo tra un uomo e una donna fosse distorta fino a definire rigidi ruoli in cui la potenza maschile diventa aggressività e dominio e la recettività femminile si riduce a passività e inerzia. Questa idea è totalmente da rifiutare perché ha il veleno nascosto di una cultura che ci vuole confondere. Ci parla del corpo, uomo forte e donna fragile per, in verità, raccontarci della mente, della “validità” del pensiero razionale maschile nei confronti di quello femminile più irrazionale.
Dunque l’identità umana non è legata alla razionalità…
Se, culturalmente, passa l’idea che l’identità umana è legata alla ragione, alla razionalità e di conseguenza quindi alla veglia, alla coscienza e al linguaggio articolato, appare chiaro che tutto ciò che non è veglia, coscienza, linguaggio articolato, razionalità, viene escluso dal pensiero umano. Rischiamo così di…

L’intervista di Federico Tulli a Francesca Fagioli prosegue su Left in edicola da venerdì 8 marzo 2019


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