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Le malelingue li chiamano Klimaat spijbelaars: quelli che marinano la scuola per il clima. Si riferiscono a studenti e studentesse delle superiori, che in Belgio saltano scuola ogni giovedì. Da quasi due mesi. Sì, ogni giovedì. «Si tratta di uno sciopero – ribattono gli adolescenti -. Inutile studiare se il nostro futuro è in pericolo». Il pianeta ha la priorità, perciò si marcia e si assedia il Parlamento, anzi i Parlamenti del Belgio: quello federale insieme ai tre regionali. Anuna De Wever, 17 anni, fondatrice di Youth for climate, ha lanciato l’idea dell’appuntamento del giovedì, seguendo le orme della svedese Greta Thunberg, emblema della lotta al cambiamento climatico per adolescenti di mezzo mondo. «Rispettare l’esistenza o aspettarsi una resistenza», aveva scritto Anuna su Facebook il 20 dicembre. E la resistenza è arrivata. «Aspettavamo una ventina di persone – mi spiega – e ne sono arrivate tremila. È stata un’emozione incredibile e inaspettata». Era il 10 gennaio. Il 31 dello stesso mese gli studenti in marcia erano 35mila a Bruxelles, 15mila a Liegi, diverse migliaia a Charleroi. Una marea. Verde.
Le proteste sono arrivate anche a domicilio. Di preciso a quello di Marie-Christine Marghem, ministro federale dell’Ambiente. Una quindicina di studenti di Tournai, seduti in cerchio, l’hanno aspettata in giardino mentre usciva di casa alle 7 del mattino: «Non vogliamo rivolgerti la parola, sai bene qual è il tuo compito». Strade (e case) non sono l’unico luogo di mobilitazione. Attraverso il sito wakeupyourministers.be, migliaia di mail e sms sono stati inviati ai quattro ministri per l’Ambiente. «Pretendiamo azioni più audaci dai nostri politici – sottolinea Anuna – alcuni stanno diventando matti, sotto la nostra pressione e della stampa». Ad avere la peggio è stata la ministra delle Fiandre Joke Schauvliege (dei cristiano-democratici fiamminghi Cd&v). A colpirla, con un potente effetto boomerang, le accuse di complottismo che Schauvliege aveva lanciato nei confronti del movimento studentesco, manipolato a suo dire dalle organizzazioni ambientaliste. Tempestata di critiche, costretta a ritirare accuse risultate infondate, ha dichiarato in lacrime…

L’articolo è tratto dal numero di Left in edicola


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