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Notavo che ormai ogni venerdì, sempre più spesso, mi capita di dedicarlo alle buone notizie. Forse perché l’intossicazione del resto della settimana mi provoca malumore e invece ho scoperto che i risultati di una ricerca inglese dicono che gli ottimisti vivono in media due anni in più. Quindi anche questo venerdì provo ad allungarmi la vita e per farlo ci si sposta a Oresund, la striscia di mare che separa Danimarca e Svezia, una tratta su cui passano circa sette milioni di persone per circa cinquecentomila viaggi.

Da qualche mese i traghetti elettrici Aurora e Tycho Brahe sono ufficialmente in servizio sullo stretto, lungo circa quattro chilometri, e non accendono più i motori a gasolio per spostarsi. Tutto elettrico. Tutta elettricità che proviene solo da fonti rinnovabili. Sembra fantascienza, e invece è proprio così. Le navi arrivano in porto e grazie e un sistema ad alto voltaggio riescono in poco minuti a ricaricare per il viaggio di ritorno. Non c’è nemmeno un minuto in più da aspettare rispetto agli orari precedenti. Grazie al progetto co-finanziato dall’Unione Europea le due navi, originariamente a diesel, sono state convertite in elettriche tramite 640 batterie al litio per una potenza installata pari a 11 mega-watt.

Colpiscono le parole dell’ingegnere capo Henrik Fald Hansen: «Come ingegnere meccanico provo una strana sensazione nel sentire la sala macchina silenziosa. La prima volta che abbiamo fermato i motori diesel per navigare a batteria mi è venuta la pelle d’oca. È fantastico, sorprendente vedere come le batterie possano alimentare una nave così grande.»

Ed è una pelle d’oca sana che assomiglia così tanto al profumo di quelle piazze che hanno riempito il mondo per l’ambiente, nonostante alcuni fessi abbiano fissato Greta piuttosto che la luna. E ci spiega che la volontà politica conta. Quella. Solo quella.

Buon venerdì.

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