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Qualcuno dice che il 4 marzo 2018 è cambiato tutto. Il che ha un fondo di verità. Un governo inedito per la storia di questo Paese. Due forze politiche, molto diverse fino al giorno del voto, che però si mettono insieme per comporre una maggioranza e danno vita a uno strano amalgama, fatto di tratti reazionari e regressivi ma anche di quel collegamento con le questioni sociali (affrontate nel modo peggiore) che hanno le forze che un po’ troppo sbrigativamente vengono definite populiste. Sono arrivate le destre al governo, si potrebbe semplificare. Eppure, in quello spartiacque, così come viene definito il 4 marzo, avremmo dovuto mostrare meno sorpresa di quella che abbiamo espresso. Ci siamo accorti quel giorno che stava arrivando la destra? Abbiamo capito soltanto quel giorno ciò che era già successo in giro per il mondo? Perché tanto stupore davanti al successo clamoroso di forze politiche che si sono alimentate di quella rabbia sociale rispetto alla quale la sinistra, alla prova del governo, spesso non solo non ha rappresentato l’antidoto ma ne è stata l’origine?

Il punto è tutto qui. Le ragioni che hanno portato molti di noi a fare la scelta di abbandonare vecchie case politiche e di dar vita, ad esempio, all’esperienza di Liberi e uguali, con un tentativo generoso ma tardivo, restano tutte in piedi. E stanno dentro la necessità non solo di ricucire il filo spezzato tra l’idea di sinistra, chi la interpreta e le parti di società che vorrebbe rappresentare, ma anche nell’immaginare il profilo di una sinistra del nuovo secolo. Che per me vuol dire recuperare antiche categorie e precipitarle nel tempo nuovo. Come riscoprire che nel capitalismo delle piattaforme digitali si sta consumando il vecchio conflitto tra capitale e lavoro in forme inedite. Affermare che una patrimoniale sulle grandi ricchezze è lo strumento per contrastare una società divisa per classi. Sostenere che i grandi squilibri ambientali e climatici sono l’origine di una gigantesca migrazione di massa, che produce ulteriori disuguaglianze e marginalità e che per questa ragione non è più rinviabile il progetto di un Green new deal, per un enorme piano di investimenti pubblici per la transizione ecologica. Vuol dire recuperare una vecchia battaglia del movimento operaio e riproporre il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nel tempo della robotizzazione e dei processi di automazione, senza avere un approccio luddista ma anzi piegando la traiettoria dell’innovazione tecnologica ai bisogni dei lavoratori e della persona. Pensiamo che tutto questo si risolvi con una discussione, surreale, sull’Europa, dove per contrastare i cosiddetti “barbari” dovremmo mettere insieme un fronte repubblicano che difenda l’Europa così com’è?

Il manifesto di Calenda, per intenderci, con il suo impianto neoliberista, è la migliore assicurazione sulla vita delle destre (e questa è la ragione per cui non abbiamo condiviso la scelta di chi, in assenza della politica, ha deciso di sciogliersi dentro quella proposta elettorale). Nella contrapposizione tra sovranisti e difensori dello status quo c’è un terzo spazio che va occupato. Lo spazio della Sinistra. Di chi pensa che vada definitivamente superato il Fiscal compact, di chi vuole mettere in campo una lotta serrata alle diseguaglianze, di chi pensa che la Banca centrale europea non possa limitarsi al ruolo di guardiano dell’inflazione, di chi vuole più diritti e tutele per i lavoratori e pensa che l’ambiente non debba essere un semplice paragrafo dei programmi elettorali, ma motore di sviluppo e occupazione di qualità, di chi pensa che le disuguaglianze non si contrastano con le prebende ma con un massiccio investimento nei beni pubblici, dalla sanità alla scuola. Di questo abbiamo discusso il 13 aprile a Firenze, nel corso di una assemblea a cui hanno preso parte donne e uomini provenienti da tutta Italia. In quell’occasione abbiamo lanciato un movimento (che abbiamo chiamato èViva) che vuole coltivare questo orizzonte. Insieme ai tanti che da tempo ragionano con la stessa passione di un’idea diversa di Europa e del mondo. L’incontro, fortunato e felice, con Diem25 ha questo significato. Insieme al movimento di Yanis Varoufakis ci siamo assunti l’impegno di dar vita, entro l’autunno, alla costituzione di un soggetto politico. L’ennesimo? No. Lavoreremo, con tutti quelli che ci stanno (e secondo noi non sono pochi) perché sia l’unico. Un’unica grande casa politica. Perché c’è un solo modo, questo sì antico, per contrastare la destra. Che è tornare a fare la sinistra.

Francesco Laforgia è senatore eletto nelle liste di Mdp-Art 1- Liberi e uguali. Il 13 aprile, insieme a Luca Pastorino e agli autoconvocati di Leu, ha fondato il movimento èViva, che alle europee appoggerà la lista La Sinistra

L’articolo è stato pubblicato su Left del 19 aprile 2019


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