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Era il 24 aprile 1974 quando Riccardo Lombardi, leader della corrente di sinistra del Psi, invitato ad una tribuna politica sul referendum per il divorzio, rifiuta il faccia a faccia con il leader del Msi-Dn, Giorgio Almirante. Spiegò: «Noi siamo disposti al dibattito, anzi lo sollecitiamo, con tutti gli avversari più risoluti, anche con coloro che sono stati fascisti, ma non con coloro che agiscono da fascisti oggi servendosi della libertà conquistata il 25 aprile, per distruggerla». Spiegò pure il suo No all’abrogazione della legge sul divorzio: «L’indissolubilità del matrimonio è un fatto di coscienza individuale che non può esser imposto o demandato da nessuna autorità civile».

Ricordo bene l’immagine di Almirante che parlava da solo e accusava Lombardi di averlo “ripudiato” come avrebbero fatto i divorziati con il proprio coniuge. Parlava con la sedia di Lombardi che restava vuota. Con quel vuoto che indicava sia una scelta di libertà che di lotta perché contro il fascismo bisogna lottare ed essere liberi: negargli ogni dignità.

Il fascismo le italiane e gli italiani lo avevano ripudiato nel 1945 m…

L’articolo di Roberto Musacchio prosegue su Left in edicola dal 17 maggio 2019


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