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Da duecento anni il debito è utilizzato come un’arma di dominazione, da quando il ricorso all’indebitamento estero e l’adozione del libero commercio hanno costituito la leva per l’assoggettamento agli interessi di Gran Bretagna e Francia dei Paesi latino-americani che s’erano liberati dal giogo spagnolo e portoghese. Sarebbe poi successo a Cina, Grecia, Tunisia, Messico, Egitto ecc.
Simon Bolivar, tutt’altro che illiberale, si era reso conto della trappola: «Che si denuncino, dico io, nella Gazzetta del governo i nostri abusi; e che si presentino delle spiegazioni che feriscano l’immaginazione dei cittadini». Era il 1825.
A “ferire l’immaginazione dei cittadini”, qui da noi sono stati 922 articoli dei tre giornali più diffusi che, tra il 2011 e il 2013 (si veda Zamperini e Menegatto, Economic Crisis and Austerity. The Economy of Civic Discharge), hanno costruito lo storytelling del debito come colpa, patologia, catastrofe naturale. Tutto ciò per deresponsabilizzare le élites dalle conseguenze di un debito che continua a crescere da quando, senza passare per il Parlamento, Bankitalia e il Tesoro hanno divorziato consegnando il debito italiano agli appetiti dei mercati finanziari. Da allora siamo in avanzo primario, lo Stato incassa più di quello che spende ma dal 1990 paghiamo in media 70 miliardi l’anno di interessi. «Pensa che si sta litigando con Bruxelles per 6 piuttosto che su 5 miliardi» spiega a Left Marco Bersani, fondatore di Attac Italia e di Cadtm Italia, una delle ramificazioni del Comitato per l’annullamento del debito illegittimo fondato da Eric Toussaint in Belgio. «Per il meccanismo perverso degli interessi – continua Bersani – ci indebitiamo ogni anno per pagarli. Per essere meno indebitato l’anno prossimo dovresti…

L’inchiesta di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 28 giugno 2019


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