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È il mondo della formazione il terreno di scontro più acceso nel processo di autonomia differenziata chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ovvero Lega e Pd uniti in nome del “grande Nord”, come il giurista Massimo Villone definisce la paradossale alleanza. Mentre l’intesa Stato-Regioni arranca, tra rinvii e prove di forza, si assiste a una reazione che viene dal mondo della scuola e dell’università. Una «realtà di massa» che rappresenta un elemento centrale nel Paese. «Dagli insegnanti dipende la produzione di identità e della cultura dello Stato. Il futuro dei Millennials dipende da voi, per questo è decisivo chi controlla voi», ha detto Villone rivolgendosi ai partecipanti dell’assemblea nazionale per il ritiro dell’autonomia differenziata il 7 luglio a Roma.

Un evento importante sia per la grande partecipazione di docenti, genitori, giuristi che per l’approfondimento delle riflessioni, oltre che per l’organizzazione di una resistenza al regionalismo (in qualsiasi forma esso sia), compresa la creazione di un comitato nazionale e il lancio di un appello ai sindacati e ai parlamentari.

Nonostante l’avversario adesso sia più ostico della vecchia Lega bossiana, data appunto la trasversalità di interessi politici ed economici del blocco “secessionista”, la lotta dei docenti per difendere la libertà d’insegnamento e il contratto nazionale, dice Villone, ormai non…

L’articolo di Donatella Coccoli prosegue su Left in edicola dal 12 luglio 2019


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