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Se vi serve qualche nuova immagine per raccontare l’aria mefitica che si annusa in giro potete raccontare che l’indicibile continua a accadere senza che in troppi se ne accorgano, come se fosse una cosa da niente, tutto normale. Abbiamo passato decenni a fingere contrizione per i roghi di libri organizzati nel 1933 dai tedeschi che bruciarono tutto ciò che non era in linea con l’ideologia nazista, li abbiamo visti nei film, nei documentari, li abbiamo guardati con la certezza che una mostruosità del genere non potesse più accadere e invece il passato è già qui, ha la faccia del premier turco Erdogan e contiene la stessa spinta repressiva di chi non sapendo controbattere alle tesi dei suoi avversari decide di instaurare il silenzio e di chiamarlo libertà.

Scrive The Guardian che il governo turco avrebbe bruciato qualcosa come trecentomila libri negli ultimi tre anni perché ritenuti vicini alle tesi dell’oppositore politico di Erdogan, Fethullah Gülen – questo ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Ziya Selçuk – e sono molte le associazioni umanitarie che raccontano della chiusura di almeno ventinove case editrici considerate nemiche del governo e del premier.

Ovviamente non ci è dato di sapere secondo quali criteri si sia deciso di mettere i libri al rogo (del resto in democrazie storpie come quella turca è il buonsenso del capo a dettare le regole) ma nel dicembre del 2016 un giornale turco scrisse che almeno un milione e 800mila libri di scuola erano stati ritirati perché contenevano la parola “Pennsylvania” che è lo stato americano dove Gülen vive da alcuni anni in esilio volontario.

Del resto parliamo della stessa Turchia che dopo il tentato golpe ha iniziato una serie di farneticanti ronde per arrestare presunti attentatori alla sicurezza nazionale tra politici, giornalisti, intellettuali e liberi cittadini. È la stessa Turchia che ha ormai cancellato la libertà di stampa lasciando spazio solo alle opinioni perfettamente allineate a Erdogan. È la stessa Turchia, sì proprio quella, che il nostro ministro dell’Interno ha indicato come buon alleato per l’Italia nello scacchiere europeo.

E chissà se abbiamo gli anticorpi per sapere leggere un fatto del genere.

Buon giovedì.

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