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[Segue da qui]

10. Intelligenza artificiale
Che facciamo? Niente email, niente messaggistica, niente social e niente di niente Ginexa
Dobbiamo invece continuare a combattere per la promessa di libertà e di progresso di Internet. Naturalmente a varie scale. La prima è alla grande scala dell’azione politica. Dobbiamo pretendere che l’ascolto non sia solo per la grande banalità “Mettimi i brani di Lou Feed”, ma usare veramente l’intelligenza artificiale verso orizzonti di consapevolezza, di tutela della salute fisica e mentale, di educazione, di sburocratizzazione.

Una volta, per fare capire cosa fosse l’intelligenza artificiale, si faceva l’esempio del consulto con il medico. Si parlava alla macchina intelligente e le si diceva.. “Ho mal di pancia”.. e la macchina rispondeva “Quanto forte?”, e tu “Medio”, e lei ti diceva “Che cosa hai mangiato?”.. eccetera e a poco a poco con una serie di domande e risposte la macchina restringeva il campo e capiva se avevi fatto una indigestione oppure avevi un’ulcera. E di conseguenza ti consigliava il da farsi. 

Questo tipo di intelligenza artificiale il più delle volte non è direttamente commerciabile, ma sistemi pubblici dovrebbero pretendere di averla sempre più sviluppata e diffusa. Oggi siamo appena all’uno su mille. Un gioco che indovina quello che pensi (ovviamente con tecniche di intelligenza artificiale) un programma che ti aiuta a capire la migliore modalità di Pronto soccorso. E con questo almeno c’è un livello di utilità pubblica visto che il sistema fa risparmiare tempo ed energia e aiuta in tante situazioni. Oggi sappiamo già che un sistema come Ginexa può aiutare un ipovedente, oppure un ragazzo con problemi autistici ed è fantastico per insegnare le lingue, ma moltissimo di più potrebbe avvenire. Il pubblico deve intervenire come fa in una qualunque iniziativa privata non per soffocarla, ma per direzionarla. Lo sappiano fare (o ci proviamo) in tanti campi (urbanistica, economia, educazione..), dobbiamo imparare a farlo con il Web. 3.0. La battaglia sulla grande velocità che si sta conducendo – il famoso 5G – è esattamente quella per l’Intelligenza artificiale. Sentivo che la Cina è molto più avanti rispetto a noi. Sapete perché? Perché ha una unica base di messaggistica – WeChat – con circa un miliardo e passa di utenti. Questa base dati “serve” ad insegnare alle macchine come ragioniamo. Di nuovo, ci dobbiamo disperare? Ma ormai qui siamo: bisogna cercare di orientare la politica. La meccanizzazione può condurre (ed ha condotto) allo sterminio del lager, ma anche a progressi incredibili per tutti. Dipende dalla nostra forza di orientamento politica. Non arrendersi.

11. Cose Intelligenti

Il secondo livello è l’uso della domotica. Infatti con Ginexa è arrivato a maturazione un sempre più numeroso sistema di elementi interattivi della casa: lampadine, prese, termostati, tapparelle, sistemi di allarme. Normalmente si pensa sia un gioco. In realtà se ci si trova in una situazione di crisi (siamo anziani o malati o abbiamo delle limitazioni fisiche o arrivano improvvisi pericoli) si capisce immediatamente che poter operare interattivamente e contemporanee può essere vitale.

Abbiamo bilance intelligenti legate a software nei nostri telefonini che monitorano il nostro peso, le pulsazioni cardiache, la percentuale di acqua o di muscolo. E progressivamente più diffusi sono sistemi da polso, che chiamare orologi appare ridicolo, che ci monitorano costantemente. Mandano i dati in rete dove ovviamente sono usati per capirci e capire comportamenti e abitudini di milioni di persone. Il “Corriere della sera” on line il 18 giugno scorso titolava “Google, l’intelligenza artificiale ora può prevedere il rischio di morte dei pazienti.” E avrebbe un’attendibilità al 95 per cento e anche i sensori da polso non sbagliano affatto quando ci avvertono sulle nostre anomalie cardiache: bisogna veramente andare in ospedale. L’articolo si riferiva ad un modello di intelligenza artificiale localizzato in ospedale a supporto dei medici, ma in realtà questo può avvenire in scala enormemente più ampia, quella dei singoli individui. Certo per un verso le informazioni di milioni di persone, quelle sul loro peso, sulla loro pressione, sulla loro attività fisica sono trasmesse dai nostri device alla rete con ovvie violazioni della privacy (che accettiamo con un piccolo “okey” quando le installiamo) per altro verso queste stesse informazioni ci possono salvare. Di nuovo impensabile per il Web 1.0, no?

Ma il legame sensori-informazioni-modelli di attuazione è argomento che vale ancora più nella dimensione urbana. Sempre più oggetti della città sono capaci di reagire interattivamente al variare delle situazioni ed essere collegati a rete uno con l’altro. Tendenzialmente tutti gli oggetti avranno un loro IP specifico e verranno a far parte della rete ed interagiranno con essa. I semafori non scattano a tempo, ma rilevando interattivamente il numero della macchine in fila per fare un esempio. Ma immaginate sensori che leggano le variazioni di inquinamento o il livello delle acque o i venti o le tempeste. Ebbene queste informazioni possono essere collegate a modelli matematici interattivi – lo avevamo anticipato discutendo degli Open data – che rispondono ad una situazione o ad un altra e predispongono azioni coordinate. E quando si tratta di situazioni di crisi (alluvioni, esondazioni, incendi, attacchi criminali) allora emerge l’importanza di questi sistemi.

Il 14 novembre, molti telespettatori hanno visto visto per la prima volta l’ologramma di una cantante fare una recita. Lei era Berlino, ma appariva nello studio di Milano in maniera assolutamente realistica, in una proiezione ologrammatica (che appunto è un sistema che simula la realtà tridimensionale!). I nostri figli o nipoti sono oggi abituati a vederci ogni giorno sugli schemi dei loro palmari anche se stiamo lontanissimo. Hanno una scena nativa così diversa dalla nostra che abbiamo visto arrivare a casa il primo televisore in bianco e nero!

Prepariamoci. Sicuramente i loro figli – magari in nuove Chapel spirituali – ci avranno in carne ed ossa accanto a loro in proiezione ologrammatica. E questo anche se saremo già morti. E cosi Dio-Google quasi esaudirà la più importante promessa della divinità: l’immortalità.

Fine della serie – prima parte seconda parte terza parte

Antonino Saggio, insegna dal 1985 Informatica e Architettura prima alla Carnegie-Mellon di Pittsburgh, poi all’ETH di Zurigo e dal 1999 alla “Sapienza” di Roma. Ha fondato la collana internazionale “La rivoluzione informatica in Architettura” (Birkhauser, Edilstampa) che dal 1998 ha prodotto 38 volumi ognuno incentrato su una personalità o su un tema rivelante per comprendere il grande cambiamento di orizzonte teorico e culturale di cui l’Informatica è portatrice anche per l’architettura

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