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C’è gente che ha paura perché abita in una regione in cui c’è una decina di persone positive al Coronavirus. Mica malate, eh: positive. Ricoverate e in salute.

È la gente che corre a comprare una mascherina (che non serve ma fa niente) pagandola anche uno sproposito in nome dell’emergenza poi cerca il disinfettante per le mani e strapaga anche quello. E si lava le mani anche dopo essersi lavata le mani. Sempre lavare le mani.

È la gente che in nome del panico assalta i supermercati anche se non c’è nessuna ipotesi di quarantena. Non si sa mai, dicono. Hanno anche annullato l’innaffiamento dei fiori sul balcone perché è meglio contenersi e stare in casa. In malora i fiori. Meglio loro che la morte che intravedono dietro ogni cantone.

È la gente che riempie i carrelli di roba, fa una fila immensa, stracarica l’auto, strascarica la spesa e la porta su per dieci piani in casa.

È la gente per cui è normale, dovuto il lavoro di medici e infermieri. Anzi, non si fidano nemmeno troppo.

È la gente che non manda i figli a scuola domani, dopodomani e nemmeno si sa se li rimanderanno, perché i figli vanno salvati da un rischio e infatti li tengono segregati nella camerata e sono pronti a uccidere chiunque si avvicini.

È la gente che pesta un cinese per difendersi e per difendere la propria famiglia salvo poi scoprire che il cinese non era cinese ma era filippino. Ma per loro l’importante è difendersi a tutti i costi.

C’è un aspetto da non sottovalutare però: la gente che ha paura e che rivendica il diritto di avere paura è la stessa gente che giudica risibile la paura di quelli che scappano dalla guerra. Dalla guerra vera. Mica dal dubbio del contagio.

Avanti così.

Buon mercoledì.

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