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Cosa fare per salvare più vite possibili con pochissimi mezzi quando anche il tempo è vita? Più di altri specialisti, gli anestesisti rianimatori hanno a che fare con decisioni critiche e mai superficiali. Ecco in che modo le prendono in situazioni come quella che stiamo affrontando

«Lasciano morire i vecchietti» si legge e si sente spesso dire a seguito della pubblicazione da parte dalla Siaarti, la Società scientifica degli anestesisti, del documento, reperibile on line: Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili.
Quando muore un “tuo” paziente, su un tuo letto, durante una tua guardia, sotto la tua diretta responsabilità ho sempre provato, anche dopo tanti anni di direzione di una terapia intensiva cardiologica, una particolare sensazione di sconfitta e, pur non avendo in genere seri dubbi, ogni volta puntuale veniva da chiedermi se avessi potuto fare diversamente e di più, se avessi fatto troppo, se avessi permesso che soffrisse. Qualcuno mi ha poi fatto capire che servivano a non assuefarmi, a non diventare cinico, distante e freddo, a non perdere qualcosa indispensabile. Questo e molto altro la gente non lo sa ma per giudicare il vissuto e alcuni comportamenti di chi cerca di evitare la morte per malattia di un altro essere umano dovrebbe almeno un po’ conoscerle. È utile quindi fare alcune precisazioni.

Gli anestesisti rianimatori sono quelli che, più di altri specialisti, hanno a che fare con scelte difficili e mai superficiali. Il tema del fine vita è da sempre difficilissimo e continuo è lo scontro tra posizioni profondamente divergenti; nella pratica clinica può esserlo ancora di più.
Serve prima di tutto leggere il documento che pur essendo di natura tecnica permette di capire lo spirito con cui è stato scritto. È stato scelto l’approccio trasparente di far conoscere a tutti il tema delicatissimo dei criteri di ricovero e dimissione da una TI in possibili condizioni estreme di mancanza di posti letto di TI. L’obiettivo primario è sempre salvare più vite possibili e quello descritto è il modo per salvarne numericamente di più.

Il riferimento è alla pandemia giustamente considerata una maxiemergenza come lo sono guerre, attentati, terremoti, tsunami, e altri eventi catastrofici. Condizioni estreme e temporanee in cui ci si trova in una situazione di carenza assoluta e non modificabile di risorse rispetto alla…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 20 marzo 

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