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«Prematuro e inconsistente», commenta Andrea Gessner, editore e libraio di Milano. Che aggiunge: «Pretendiamo la sicurezza totale per i nostri dipendenti»

Dopo le pagliacciate di Sgarbi e la smania di Renzi, a pretendere la riapertura delle librerie si sono sommati pure il decano dei librai rossi, Romano Montroni, nonché un’eletta schiera di imprenditori e intellettuali che hanno espresso il loro dissenso con un appello sul Manifesto. Al grido di «Dateci pane per i nostri denti spirituali. Non di sola tachipirina vive l’uomo», hanno firmato Nichi Vendola, Ginevra Bompiani, Franco Arminio, Rosetta Loy, Valerio Magrelli e molti altri. Bisogna tener conto però del pericolo al quale andrebbero incontro i librai, anche se regolamentando gli ingressi tra gli scaffali. D’altro canto i clienti pronti a uscire di casa sarebbero presumibilmente pochi. Oltre alla serenità non trascurabile dei commessi, che difficilmente si conserverebbe per quanto continue fossero le sanificazioni degli ambienti, le condizioni estreme alle quali si tornerebbe rischierebbero di peggiorare economicamente la vita dei librai stessi. E accadrebbe in brevissimo tempo, tanto per le catene quanto per le indipendenti, che con quest’aria mortifera faticherebbero a sostenere anche solo i costi dei corrieri per i rifornimenti.

Se un appello del genere non vuole essere la solita posa di chi può permettersi di restare dietro uno schermo abbarbicato alla sua torre d’avorio, predicando bene e razzolando male, perché riaprirle di corsa? Forse perché non potrebbe andare peggio di così. Per fronteggiare la pandemia di Covid-19 il ddl #IoRestoaCasa, datato 11 marzo, ha stabilito che dal giorno seguente tutte le librerie in Italia sarebbero rimaste chiuse, non dispensando beni di prima necessità, almeno sino al 13 aprile, come impone l’ultima proroga comunicata dal presidente del Consiglio Conte in persona.

Nel frattempo, è passata in sordina l’entrata in vigore del tanto atteso ddl Lettura – 26 marzo – che ha ridotto la scontistica a un massimo del 5 per cento, togliendo il vantaggio ai giganti dell’e-commerce come Amazon.
Decreto di cui attualmente può godere solamente la grande distribuzione e che si spera aiuti a breve un mercato in ristagno da quasi 17 anni. La prima reazione al blocco è stata la drastica riorganizzazione dei piani editoriali: saranno 23.200 i titoli in meno che saranno pubblicati su base annuale, ossia un terzo dell’intera produzione, secondo i dati aggiornati…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 10 aprile 

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