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Dalla crisi possiamo uscire solo insieme, con politiche che combattano l’ingiustizia sociale, dice la sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi. Anche per questo sono squallidi i tentativi delle destre di attaccare il 25 aprile per creare divisione, approfittando della pandemia

Il 25 aprile «diventi la giornata del ricordo di tutte le vittime delle guerre da coronavirus», ha detto Ignazio Benito Maria La Russa, senatore di Fratelli d’Italia. La leader di FdI, Giorgia Meloni, propone di sostituire Bella ciao con la canzone del Piave. E sul web infuriano attacchi squadristi alla memoria storica della festa della Liberazione dal nazifascismo e data di nascita della nostra democrazia. L’anno scorso, da ministro e vice premier, Matteo Salvini aveva disertato le celebrazioni pubbliche e quest’anno le destre ci riprovano.

«Proprio mentre gli italiani sono alle prese con la pandemia questo è un modo squallido di riproporre il solito tentativo di voler elevare alcuni a martiri, di voler equiparare i morti fascisti a quelli partigiani e alle vittime del fascismo», commenta Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto, Comune simbolo della lotta partigiana.

Questo 25 aprile, su invito dell’Anpi, parteciperemo alla festa della liberazione in modo virtuale, che significato assume sindaco?

La liberazione continua ad essere un momento da festeggiare, assolutamente. Quest’anno sarà un modo anche per resistere alla condizione in cui ci troviamo. Non dobbiamo abbassare l’attenzione su questa data fondamentale, che deve essere ricordata insieme alla festa della Repubblica. Prima che fossimo travolti da questa emergenza, non dimentichiamolo, sono stati molti i tentativi di riportarci al passato, gli episodi di neofascismo, le parole a sostegno di realtà come CasaPound e Forza Nuova. Tutto ciò non è sparito. Festeggiare il 25 aprile è resistere a chi vorrebbe mettere da parte la nostra storia e calpestarla, approfittando ora dell’emergenza sanitaria.

Come si è preparato alla festa della Liberazione 2020 Marzabotto, Comune medaglia d’oro?

Abbiamo lanciato un appello chiedendo in primis ai ragazzi di telefonare ai nonni e ai bisnonni per chiedere della Resistenza. Anche per superare questa non facile separazione fra nipoti e nonni causata dal necessario distanziamento sociale. È un proposta per dare un risvolto positivo, per sentirsi vicini anche in questa trasmissione di racconto. È un modo per fermarsi a pensare e ad ascoltare le storie, per raccogliere tutta la memoria che è possibile raccogliere. Vogliamo riportare le persone più anziane al centro dell’attenzione, dell’ascolto della vita vissuta.

È anche un modo per opporsi al cinismo di politiche che “dimenticano” gli anziani con risultati drammatici come abbiamo visto nella Gran Bretagna dell’ultra liberista Boris Johnson o nella Lombardia del leghista Fontana?

Una immane tragedia, come fosse selezione naturale… Al contrario il nostro appello nasce per dare valore a tutte le persone che conservano la memoria storica, che hanno costruito la nostra libertà che oggi riscopriamo tanto importante. Dover seguire delle regole anche per preservarci è una cosa nuova per molti, specie per i più giovani e non lo fai solo perché te lo impongono. È una grande lezione di cittadinanza e di senso civico. È un gesto di attenzione verso chi è più a rischio che va nella direzione opposta rispetto ad affermazioni come «preparatevi a perdere i vostri cari», pronunciata da Johnson. Spontaneamente facciamo tutto ciò che possiamo per tutelare chi è più fragile. Facciamo di tutto per salvarli. Mi sembra molto bella questa connessione che oggi vivono le persone, bisogna ascoltare ciò che sente e dice il “popolo”, se vogliamo chiamarlo così.

Prima le persone” abbiamo sempre scritto su Left. L’emergenza ha messo questa esigenza sotto gli occhi di tutti. Per esempio ha reso evidente l’importanza del sistema sanitario pubblico e nazionale. Quanto è importante una regia centrale per il diritto alla salute?

È una questione cardine. Ci deve essere necessariamente una regia nazionale. È già in atto una riflessione su come riuscire a trovare un sistema per mettere in equilibrio autonomia regionale e centralità di decisione in mano allo Stato. Non possiamo procedere se ognuno segue le proprie idee o una propria strategia pensata in autonomia, perché a rimetterci è la salute delle persone. La fase della cosiddetta ripartenza va assolutamente ripensata subito. La possibilità di decidere..

L’intervista prosegue su Left in edicola dal 24 aprile 

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