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La condizione estrema che stiamo vivendo ha messo in luce come pezzi di società possono riprendersi gli spazi di progettualità che erano stati cancellati da una “normalità” esiziale. Oggi abbiamo l’occasione di ripensare tutto e sulla scia di questa spinta le aree urbane possono essere cambiate e modernizzate

Lo scenario delle nostre città d’arte rappresentate spettacolarmente dalle sole architetture è spiazzante. Palazzi e piazze, monumenti e tessuti minori, scorci inediti e luminosità nuova ci si parano innanzi e non sappiamo come guardarli.  Vediamo i luoghi in cui abitiamo nella stessa prospettiva con cui visitiamo, se si è fortunati, siti archeologici e vestigia monumentali che ci parlano di civiltà scomparse, la cui identità e i cui valori deduciamo da quanto è rimasto in piedi, dalla forma solida dei templi, dalle mura massicce, dalle decorazioni, dalla composizione dei materiali.

Eppure quando abbiamo la fortuna di rimanere soli con queste testimonianze commoventi di tanto tempo fa – mi è capitato, una volta al tempio egizio di Dendera in pieno deserto con le rovine che fuoriuscivano ancora dalle dune di sabbia; ma più recentemente nel nord dell’Afghanistan a poca distanza dalle mura timuridi di Balkh nel sito prezioso di Noh Gonbad o, caso estremo, percorrendo le rocce e le grotte ricoperte dalle toccanti pitture rupestri del Tassili d’Ajjer negli altopiani disabitati del Sahara algerino – l’emozione che ci prende è fortissima; ci sembra di poter rivivere quel tempo e di intendere in profondità i pensieri che lo attraversavano. Il silenzio e la solitudine sono una condizione, forse lo scenario indispensabile, perché si avveri questa epifania, perché si stabilisca il contatto e si realizzi il miracolo della conoscenza.

Sembra evidente che quello che proviamo nell’osservare le nostre città d’arte più note ai tempi del coronavirus non ha niente a che fare con questo sentimento. È vero che in un primo momento la sorpresa è forte, quei luoghi familiari ci appaiono nuovi e anche impressionanti; nella sospensione del tempo è come li vedessimo per la prima volta… Ma presto lo stato d’animo trasmuta in una sorta di estraneità, di non riconoscimento: quella città non è la…

L’articolo prosegue su Left in edicola dall’8 maggio

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