Sì, sembra davvero in questi giorni che tutti si siano, finalmente, accorti che a Roma esistono anche i poveri e che la città è profondamente diseguale. Eppure, se almeno il comunismo nella vecchia Europa prerivoluzionaria del 1848 era qualcosa che somigliava davvero a uno spettro in quanto sconosciuto ai più, difficile immaginare la stessa cosa delle disuguaglianze a Roma. Perché sia chiaro Roma non è certo una città diseguale da oggi e non lo è solo per la diversa disponibilità di reddito ma lo è soprattutto per le diverse opportunità offerte ai suoi cittadini, tra chi riesce ad «ampliare le proprie scelte» e a realizzare se stesso e chi per mancanza di opportunità non ci riesce. I numeri come sempre meglio di tante parole sintetizzano bene questa differenza in termini di opportunità.

Un numero per tutti: ai Parioli quartiere benestante della città i laureati sono il 42% della popolazione, ben otto volte il dato di Tor Cervara dove i laureati sono appena il 5%. In periferie come Tor Cervara, Torre Maura, Alessandrina, Tor Sapienza, Giardinetti-Tor Vergata e Tiburtino Nord il 27-30% dispone solo della licenza elementare o di nessun titolo di studio. Numeri da Paese povero più che da membro dell’Unione Europea. In quartieri come Tor Fiscale, Quadraro, Torre Angela, San Basilio, tra il 4 e il 6% della popolazione tra 15 e 52 anni non completa le scuole medie inferiori. Un dato che incide profondamente con…

* Salvatore Monni insegna Economia dello sviluppo all’Università Roma Tre. È coautore de Le mappe della disuguaglianza (Donzelli)

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