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Le richieste degli stabilimenti balneari a rischio crisi e le difficoltà dei piccoli comuni nel sorvegliare gli arenili non in concessione hanno portato diversi enti locali ad ipotizzare un loro passaggio nelle mani nei privati

Gli arenili liberi sono un patrimonio prezioso. Sono l’unico strumento democratico e gratuito nelle mani di tutti per poter godere delle nostre spiagge e del nostro mare. Ora però, le cose potrebbero cambiare. Diversi enti locali potrebbero affidare queste aree a gestori privati, aumentando le già numerose concessioni balneari.

I motivi sono due. Da un lato, si vorrebbero sostenere gli stabilimenti che, per rispettare le distanze di sicurezza anti-Covid, dovranno ridurre il numero degli ingressi rispetto agli anni scorsi, e si vorrebbe farlo con un’operazione i cui costi ricadrebbero sui cittadini che non vogliono o non possono pagare ombrellone e lettino presso gli impianti privati. Dall’altro, questa soluzione toglierebbe le castagne dal fuoco a molti piccoli comuni, che sarebbero in difficoltà nell’occuparsi del monitoraggio degli accessi alle spiagge libere, nelle quali dovranno essere rispettati il distanziamento (un metro tra le persone) e le prassi igieniche previste dalle linee guida elaborate dalle Regioni ed adottate dal governo col decreto Riaperture il 16 maggio.

Ma innanzitutto, per farsi un’idea della faccenda, occorre ricordare che le spiagge libere sono sempre meno. «I dati sono molto diversi tra Nord e Sud, ma la tendenza è univoca: aumentano ovunque le spiagge in concessione e laddove non avviene è perché semplicemente non ci sono più spiagge libere, come in…

L’inchiesta prosegue su Left in edicola dal 29 maggio

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