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Il governo Sánchez ha presentato una legge sul cambio climatico come una misura per uscire dalla crisi post coronvirus

Il governo spagnolo gioca d’anticipo sugli altri pPaesi europei lanciando, come via d’uscita dalla crisi del coronavirus, la legge sul cambiamento climatico. La ministra e vicepresidente del governo Teresa Ribera ha inviato al congresso dei deputati, per l’approvazione definitiva, il disegno di legge che dovrebbe portare la Spagna all’eliminazione dei combustibili fossili e avviare la tanto acclamata transizione ecologica, richiesta per il rilancio dopo Covid-19 anche nel Next Generation Ue, che parla proprio di una economia digitale, sostenibile e climaticamente neutra.
In estrema sintesi con il disegno di legge spagnolo si intende azzerare, entro il 2050, le emissioni clima alteranti e i combustibili fossili. Fondi e risparmio energetico sono gli ingredienti della proposta, più di 200 miliardi di euro di investimenti – il 70% di capitale privato, il resto pubblico – tra il 2021 e il 2030. Gli obiettivi sono realisticamente scaglionati stabilendo il 2030 come tappa intermedia in cui si prevede di ridurre le emissioni del 23% rispetto al 1990, portando l’uso delle rinnovabili al 35-42% e riducendo del 35% il consumo energetico del paese, attraverso l’efficienza e la riqualificazione del patrimonio abitativo e incentivando la mobilità con mezzi ad alimentazione elettrica. L’idea chiave della legge è mettere al centro della transizione ecologica un modello energetico rinnovabile e bisognoso di poca energia, liberando il paese dalla sua dipendenza da fonti fossili e nucleari, a cui viene da subito tolto ogni sussidio e ogni sgravio fiscale. Sarà anche un vero modello di ripresa economica, perché esprime il potenziale di generare un occupazione di qualità e stabile, stimando un aumento di quasi 350mila nuove persone occupate.
Strategica è la scelta del momento per avviare questo disegno di legge mentre in Spagna, come in tutta Europa, si anima il dibattito sulle misure da intraprendere per rispondere alla crisi economica e sociale che si inasprisce ogni giorno di più, mentre tende a diminuire quella sanitaria.
Ha fatto bene la ministra a ricordare che l’ambizione di questa legge è anche quella di essere l’opzione che guida questa discussione: mentre si progetta come ricostruire il paese indica con chiarezza quale sia la direzione su cui il governo Sánchez ha deciso di avviare la Spagna. Vengono definite le politiche necessarie per rispettare gli impegni internazionali in materia di clima, come l’accordo di Parigi e le varie norme europee, finora disattese un po’ da tutti.

L’obiettivo illustrato nella proposta di legge non è però valutato abbastanza ambizioso secondo le principali ong ambientaliste, Ecologistas en Acción e Greenpeace. La proposta contiene elementi poco chiari, soprattutto per quanto riguarda l’idea di mobilità di persone e cose, proprio quando le fabbriche automobilistiche e i concessionari spagnoli hanno subito una chiusura prolungata per lo stato di allarme e le vendite continuano a non riprendersi dopo aver registrato i minimi storici in aprile e maggio. O scarseggiano progetti di riconversione per la produzione industriale adesso che la Nissan ha annunciato l’intenzione di chiudere il suo impianto di produzione a Barcellona, mossa che potrebbe portare alla perdita di almeno 3mila posti di lavoro.
Il governo Psoe-Unidas Podemos per la realizzazione del piano per avviare la transizione ecologica, che incorpori anche l’inclusione sociale, prevede di utilizzare una parte consistente di quel fondo di 750 miliardi destinato dall’Europa alla Spagna.
Tutto questo ha risvegliato le critiche del Partito Popolare ben attento a tutelare gli interessi delle grandi corporazioni energetiche che traggono profitti con fonti fossili e trivellazioni per estrarre petrolio, gas e carbone. Lo stesso Sánchez, in un intervento pubblico, ha chiesto al partito della destra di non aderire all’opposizione dei paesi cosiddetti frugali – come i Paesi Bassi, l’Austria, la Svezia e la Danimarca – che vogliono imporre alla Spagna dure condizioni di accesso ai fondi europei, vincolandoli ai soliti tagli di spesa per pensioni e stato sociale. Per le destre spagnole, da decenni abituate a sperperare il denaro pubblico per i loro affari privati, restare lontano dalla gestione dei soldi che la commissione europea vuole mobilitare, essere ininfluenti sulle scelte politiche di come spenderli, o meglio di come assegnarli ai soliti imprenditori legati all’economia liberista, è insopportabile, è un virus più letale del Covid-19.

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