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Cantanti, musicisti, tecnici, proprietari di live club hanno unito le forze per difendere e migliorare il settore della musica leggera e indipendente. E in un documento avanzano precise proposte ai partiti e al governo per sostenere professionisti rimasti senza tutele

«Ogni crisi può essere un’opportunità. Il nostro percorso è nato infatti proprio durante il lockdown». A parlare è Daniele Citriniti, uno dei coordinatori de La Musica che gira, collettivo che unisce diverse figure professionali operanti nell’ambito della musica leggera e indipendente. Esperienza nata appunto durante il lockdown, dove manager, uffici stampa, tecnici, proprietari di live club e molti altri si sono uniti attorno alle tante difficoltà lavorative comuni, riuscendo a elaborare un documento unitario di proposte concrete per migliorare la propria condizione e a far sentire la loro voce.

Anche grazie a La Musica che gira infatti, la festa della musica promossa dal Mibact della scorsa settimana è stata affiancata dalla protesta social festa #senzamusica, appoggiata da tantissimi cantanti e musicisti famosi e pensata per spostare l’attenzione sui lavoratori del mondo della musica leggera e indipendente e sui loro problemi. Che sono tanti, anche perché si parla di una filiera lunga e complessa, con all’interno figure professionali diverse e trasversali, dove il musicista che sale sul palco è l’ultimo anello della catena. Problemi che partono da una mancanza di tutela riguardo ai cosiddetti lavoratori intermittenti, «perché per noi – spiega Daniele – non esiste la settimana d’ufficio. Ci sono giorni in cui si lavora, e anche tanto, e altri no».

A questo tema si legano alcune delle proposte presenti nell’ampio documento pubblicato sul sito del collettivo (lamusicachegira.it), richieste quali accesso agli ammortizzatori sociali, sostegno economico ai professionisti, alle imprese e a chi «quest’estate proverà a ripartire con la musica dal vivo» precisa Daniele. Istanze che, grazie alla perseveranza del collettivo, confluito poi nel Forum arte e spettacolo, quel più ampio contenitore che elabora proposte non solo per il mondo della musica, sono arrivate fino alla politica, diventando emendamenti del decreto Rilancio. Ad oggi, o almeno nel momento in cui scriviamo, mai discussi. «L’estensione delle tutele ai lavoratori intermittenti, del credito d’imposta del 60% per i luoghi che fanno spettacoli fino a settembre e l’incremento del fondo bonus cultura sono elementi ignorati dalla politica – racconta Daniele – e il punto è proprio questo. Le coperture economiche ci sono, basterebbe…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 26 giugno

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