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In questo momento in Italia possiamo attuare politiche radicali per la transizione ecologica con condizioni di straordinario favore. Il Paese non può perdere l’opportunità di recuperare il gap dall’Europa su rinnovabili, digitale, mobilità sostenibile

Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo, Poitiers, Besancon, Tours: le elezioni amministrative francesi hanno premiato i candidati e soprattutto le candidate verdi. Un risultato incredibile, che però non mi stupisce: lo sviluppo sostenibile delle città non è solo la fissa di qualche studioso, di qualche associazione o di qualche politico; non è neanche una moda. È ricchezza. È benessere. È futuro. È pace. È diritti. E questo i cittadini lo hanno capito bene.

L’onda verde cresce e si consolida nelle città europee. Ovunque, ad eccezione dell’Italia. Benché anche da noi si stia lavorando, il problema è che si continua a pensare ai contenitori invece che alle sfide poste dai territori. Anche in Italia abbiamo un’occasione straordinaria, nel 2021, per affrontare le elezioni comunali che verranno con una proposta organica, fatta di politiche urbane nel segno della sostenibilità, politiche sociali che affrontino il nodo delle periferie, politiche climatiche che portino i nostri centri urbani in Europa. Solo così riusciremo ad utilizzare il Recovery fund per cambiare le nostre città e la vita di milioni di cittadine e cittadini in chiave sostenibile. Tenendo insieme ambiente e sociale, valorizzando il ruolo delle donne che vincono in molte città europee amministrando bene e rappresentando un vero cambiamento.

È intollerabile infatti che ancora ci siano italiani costretti a scegliere tra ambiente e salute da una parte, e lavoro dall’altra. Oggi più di ieri questo ricatto è inaccettabile perché abbiamo le tecnologie e le competenze per conciliare ecologia ed economia e perché con la crisi del coronavirus abbiamo visto gli effetti devastanti che può avere uno sviluppo rapace ed estrattivo, che non ha rispetto di habitat ed ecosistemi. Quella della sostenibilità è la via intrapresa dall’Europa, che ha confermato le priorità del Green deal e della neutralità climatica entro il 2050.

Dovremmo decidere anche noi da che parte stare, che tipo di Paese vogliamo essere – ad alta sostenibilità sociale e ambientale oppure in mano alle corporazioni conservatrici? – e scegliere di conseguenza dove investire i soldi che stiamo stanziando e quelli che arriveranno dall’Europa. E poi dovremmo semplificare la vita a imprese e istituzioni che dovranno percorrere la strada tracciata dalla politica.

Non ho dubbi: per ripartire con il piede giusto dobbiamo avere il coraggio di guardare al futuro con politiche e interventi radicali per la conversione ecologica di società ed economia. Oggi possiamo metterli in campo con condizioni di straordinario favore. L’Europa è pronta a sospendere il Patto di stabilità, dimostrare solidarietà e a sostenere la ripresa con strumenti inediti. Si pensi a Recovery fund per investimenti strategici quali la decarbonizzazione delle produzioni, una digitalizzazione che coinvolga tutto il territorio nazionale e recuperi le disparità ad oggi esistenti, una modernizzazione della pubblica amministrazione fatta di nuove competenze e tecnologia, maggiore coordinamento e sburocratizzazone.

In questo quadro con il superbonus previsto dal decreto Rilancio abbiamo finalmente una misura sistemica che punta all’efficientamento energetico, alla riqualificazione, alla sicurezza statica e all’edilizia in chiave sostenibile. Uno strumento importante per un settore trainante, che avrà ricadute positive su occupazione, bollette energetiche dei cittadini e sulle nostre politiche di contrasto all’inquinamento urbano e ai mutamenti climatici. Per coglierne la potenzialità bastano due dati: i bonus casa in vigore sinora, con un credito di imposta e possibilità di cedere il credito più limitati, nel 2019 hanno mosso 28,9 miliardi di investimenti con un impatto per oltre 432 mila occupati secondo le elaborazioni di un recente rapporto di Cresme e Servizio studi della Camera.

Un altro fronte strategico su cui intervenire è quello della mobilità, che deve essere sempre più intermodale e sostenibile. Altrimenti…

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L’autrice: Rossella Muroni è un’attivista e deputata Leu, ed è stata presidente nazionale di Legambiente

 

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