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Contro la crisi climatica e quella sanitaria. Contro il razzismo e le discriminazioni di genere. Le proposte dei giovani di Fff Italia per unire giustizia ambientale e giustizia sociale: «Il governo agisca subito per ridurre i danni ambientali e garantire a tutti una vita degna e piena di significato»

«Fight every crisis». A Fase 2 appena iniziata, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, le ragazze e i ragazzi dei Fridays for future (Fff) di Torino si sono presentati davanti al palazzo comunale con questo striscione. I numeri della mobilitazione ecologista in Italia, per questo appuntamento, sono stati più bassi rispetto al passato. Qualcuno – dopo che una pandemia epocale ha seminato lutti e distrutto certezze e nell’arco di pochi mesi – ha opinato che in questa fase i Fridays faticherebbero a catalizzare consensi perché troppo radicali. Troppo estremisti nel difendere l’ambiente e troppo poco nel tutelare le persone, che il coronavirus ha messo nel mirino. Altri, invece, hanno criticato il movimento precisamente per il motivo opposto. Secondo quest’altra tesi, i Fridays sarebbero meno radicali di quanto necessario, incapaci di proporre una nuova visione globale che sappia cucire assieme le lotte che infiammano il mondo, da quella climatica a quella antirazzista, da quella per il diritto alla salute a quella per la parità di genere.

In realtà i Fridays, il legame tra queste battaglie ce l’hanno ben chiaro in testa. Così come i rischi di una narrazione che evochi un cambiamento soltanto parziale. «Gli ambientalisti tendono ad essere persone ben intenzionate e progressiste, che credono nella salvaguardia del pianeta per le generazioni future. Comprano volentieri bicchieri riutilizzabili, indossano indumenti etici e difendono le specie a rischio; tuttavia, molti esitano a fare lo stesso per salvaguardare la vita dei neri e potrebbero non aver ben chiaro perché invece dovrebbero», ha dichiarato Leah Thomas, giovane ambientalista e comunicatrice californiana. In realtà, come ha aggiunto in un intervento rilanciato da Fff Italia, «il sistema di oppressione che ha causato la morte di così tante persone nere è lo stesso sistema che ha perpetuato l’ingiustizia ambientale». La stessa Greta Thunberg si è più volte espressa sul caso George Floyd, ribadendo che black lives matter.

Il medesimo discorso vale per il sistema patriarcale che ostacola la realizzazione delle donne: altra forma di ingiustizia non slegata a quelle ambientali. Proprio al tema dell’ecofemminismo, i Fridays hanno dedicato uno dei webinar prodotti durante il lockdown e disponibili nel loro canale Youtube.

Forti della consapevolezza di questo intreccio tra oppressioni da rimuovere e lotte da far convergere, gli attivisti green si sono presentati agli Stati generali convocati dal premier Conte con le loro proposte per la ripartenza del Paese. La delegazione, che ha varcato le soglie di Villa Pamphilj al pari dei leader politici, sindacali e delle rappresentanze di categoria italiani, era guidata da Lavinia: sorriso educato, tono deciso e solo…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 3 luglio

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