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Dopo il via libera del Parlamento Ue a una direttiva contro la cementificazione selvaggia dal 2008 è tutto fermo. In Europa è ora coperto di cemento il 4,3% del territorio, in Italia il 7,64%. C’è bisogno di regole comuni e un’agenzia internazionale per le bonifiche

Doveva essere il completamento delle grandi direttive europee sui quattro elementi cosmogonici, fuoco, acqua, aria e terra. Per energia, acqua, aria, direttive quadro ci sono. Per il suolo invece tutto si è impantanato e nonostante l’approvazione di un testo avvenuta all’Europarlamento nel 2008 il Consiglio Europeo ha fatto marcia indietro nel 2014, a fronte del «no» di molti Stati. Tra le motivazioni addotte all’epoca, si contano anche quelle di matrice sovranista, per cui il suolo sarebbe la terra che si calpesta, quindi la Patria. E quindi se ne devono occupare le Nazioni.

Più prosaicamente i motivi dell’opposizione stavano e stanno negli enormi interessi che gravitano sui suoli europei. A partire da quelli immobiliari e industriali. Solo dal punto di vista immobiliare l’Eurostat mostra come il valore degli immobili in Europa sia cresciuto negli anni tra il 2000 e il 2008 quasi ovunque ben sopra l’inflazione, con la Francia a quota +7,5% l’anno, la Spagna +8,1, la Gran Bretagna +7,5, l’Italia +3,6%, alcuni Stati dell’Est superano il 10%. La crisi finanziaria ha poi colpito dal 2008 ma già nel 2016 è cominciata la risalita.

E l’opposizione sta anche sugli enormi problemi di degrado di cui soffrono i suoli. Il testo proposto ed approvato dal Parlamento europeo aveva per di più le caratteristiche di una normativa realmente ecologista che trattava il suolo come elemento vivo, connesso alla fertilità, all’equilibrio climatico, ai cicli vitali.

Un suolo dunque che va bonificato e tutelato. Addirittura con regole che…

L’articolo di Roberto Musacchio prosegue su Left in edicola fino al 9 luglio

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