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La paralisi provocata dall’emergenza sanitaria ha colpito le donne più di chiunque altro. In ambito lavorativo e occupazionale, sono le prime “vittime” della crisi economica. Inoltre il lockdown ha costretto in casa insieme all’uomo violento quelle esposte a maltrattamenti

L’emergenza coronavirus ha influito sulla condizione delle donne in Italia sotto vari aspetti, innanzitutto sul piano lavorativo. Il carico di lavoro domestico e di cura è divenuto ancora più gravoso, la precarietà dei contratti lavorativi, che riguarda le donne in maggior parte, ha rivelato in modo definitivo quanto sia una trappola e non uno strumento di flessibilità che aiuta la conciliazione.
Non dimentichiamo, infatti, che proprio le donne sono la maggioranza tra gli impiegati nella grande distribuzione, che non si è fermata, pur non assicurando alle lavoratrici adeguate tutele; oppure nei lavori domestici e di cura, pur rimanendo invisibili perché spesso prive di contratto regolare; tra il personale sanitario, sia medico sia infermieristico, operatrici socio sanitarie e personale addetto alle pulizie, che infatti sta protestando e chiedendo la necessaria stabilizzazione e un trattamento economico dignitoso. Il lockdown, poi, ha costretto le donne in casa, luogo non per tutte sicuro.

Le istituzioni europee, tra cui segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejinović Buri, hanno tutte espresso preoccupazione per l’aumento dei casi di violenza domestica durante il lockdown e per l’impossibilità per le donne di uscire, chiedere aiuto, denunciare. In Italia in particolare, come confermato dai dati elaborati dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio (box a pag. 15, ndr), durante il lockdown si è registrato un generale calo degli omicidi volontari, a cui però non è corrisposta una proporzionale diminuzione delle vittime di sesso femminile. Inoltre, sono diminuite notevolmente le denunce per i reati di maltrattamenti all’interno delle mura domestiche che vedono vittime donne e bambini/bambine minorenni. Le donne esposte a maltrattamenti sono state costrette in casa insieme all’uomo violento, e quindi impossibilitate a denunciare, perché esposte al controllo costante del partner violento.

Come associazione Differenza Donna abbiamo denunciato questo grande problema alle istituzioni. Inoltre, abbiamo attivato delle modalità alternative e più semplificate che consentissero alle donne di contattare i centri antiviolenza anche tramite sms o via Whatsapp. Abbiamo anche fornito, su tutte le piattaforme online maggiormente fruibili, informazioni sui diritti delle donne all’accesso alla giustizia. Abbiamo fortemente incentivato l’utilizzo da parte delle forze dell’ordine dello strumento dell’allontanamento urgente dalla casa familiare (di cui all’art. 384 bis c.p.p.) e …

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L’autrice: L’avvocato Teresa Manente è responsabile dell’ufficio legale dell’associazione Differenza Donna

 

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