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Il libro di Massimo Fagioli Una depressione propone la ricerca sulle cause latenti e sul processo terapeutico della malattia che nel 2030 sarà la più diffusa al mondo. Ne parliamo con le psichiatre Annelore Homberg, autrice della prefazione, Cecilia Di Agostino e Francesca Padrevecchi

Un’indagine sulla depressione, sulle sue cause e la sua curabilità. Così è definito nella prefazione di Annelore Homberg il libro Una depressione di Massimo Fagioli, nelle librerie per L’Asino d’oro edizioni. Ne parliamo con Annelore Homberg e le colleghe psichiatre Cecilia Di Agostino e Francesca Padrevecchi che lo presentano insieme ad Homberg il 4 ottobre a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito del festival “Insieme lettori autori editori”.

Il tema della depressione sembra di strettissima attualità: cosa può accadere dal punto di vista psichico alle persone in questi tempi di Covid-19?
Francesca Padrevecchi: Con l’inizio del 2020 ci siamo trovati per molti mesi ad affrontare un’emergenza pandemica straordinaria, che ci ha colto di sorpresa e completamente impreparati. Questa grave situazione, che continua tuttora, ha minato qualsiasi sfera della vita personale di ciascuno, da quella sanitaria, professionale, economica, a quella relazionale e sociale, per non parlare di studenti ed insegnanti attualmente impegnati in una ripresa dell’anno scolastico che sembrava impossibile. Il lungo periodo di incertezza e precarietà per il futuro che stiamo vivendo può portare tutti ad un abbassamento del tono dell’umore, cioè ad una tristezza fisiologica. Il discorso della depressione va però impostato in modo diverso. È necessario precisare che l’emergenza Covid-19 non è la causa all’origine di questa malattia. Semmai può essere un fattore precipitante che fa slatentizzare, cioè fa venire fuori una depressione che era già presente nel soggetto ma mascherata o che non presentava sintomi manifesti. Sembra paradossale ma potrebbe anche accadere che questa emergenza che ha portato a scontrarsi e a dover affrontare varie problematiche economiche, possa essere per alcuni una scappatoia dalla depressione, perché costringe a mantenere alta l’attenzione solo verso il miglioramento delle performance finanziarie, mettendo così a tacere i turbamenti interiori e i suoi sintomi, per cui sembra che la persona stia piuttosto bene e sia solo affannata nella risoluzione dei problemi materiali.

Massimo Fagioli scrisse questo testo tra il 1990 e il 1992 proponendo una ricerca sulla depressione, a partire da un caso clinico. La sua ricerca ha una portata valida a livello globale, per tutti?
Annelore Homberg: C’è, sì, un caso clinico ma è trattato in modo insolito. Perché la scrittura è tutt’altro che scontata, dalla qualità letteraria alta, e poi perché, pur attenendosi a una realtà clinica individuale – i sogni sono di una paziente con ricorrenti episodi di depressione grave – il saggio rimanda costantemente all’evoluzione dell’Analisi collettiva, del grande gruppo che l’autore ha avuto in cura per decenni. In quanto a contenuti tuttora attuali e che valgono in tutte le latitudini, citerei subito, a mo’ di esempio, l’affermazione che «il depresso sente ma non vede». Vuol dire, riassumendo per sommi capi, che…

Il libro: Una depressione (L’Asino d’oro edizioni) dello psichiatra Massimo Fagioli viene presentato il 4 ottobre a Roma all’Auditorium Parco della Musica (sala Sinopoli, ore 11), nell’ambito del festival “Insieme lettori autori editori”. Al fianco di Annelore Homberg, che firma la prefazione del volume, intervengono le psichiatre Cecilia Di Agostino e Francesca Padrevecchi. Info su www.insiemefestival.it

L’articolo prosegue su Left del 2-8 ottobre 2020

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