Condividi

Responsabilità collettiva, è la parola chiave. Ora più che mai. Dice bene il presidente Mattarella: «Non esiste la libertà di far ammalare gli altri». La libertà in questa fase di pandemia, con i numeri dei contagi che tornano a correre, si può realizzare solo insieme agli altri con comportamenti responsabili prestando attenzione all’interesse non solo individuale. È più che mai urgente mettere al centro la salute come bene collettivo. Non solo quella fisica ma anche psichica. È l’asse portante della ricerca da cui è nato Left. Ed è un valore divenuto essenziale e dirimente per tutti in questo inizio autunno in cui la diffusione del Covid si sovrappone all’influenza stagionale ma non solo. Non c’è tempo da perdere. Il governo e le Regioni invertano la rotta e tornino a investire e a sostenere la sanità pubblica, soprattutto quella territoriale, dopo anni di scellerate politiche neoliberiste che hanno trattato la salute come una merce e valutato le aziende ospedaliere in termini di profitto. Già nella primavera scorsa abbiamo visto bene che quel modello non funziona ed è fallimentare. Speravamo che tutti avessimo appreso questa dura lezione. Ma quel che emerge dalle inchieste della nostra di copertina è che purtroppo troppo poco è cambiato e siamo giunti a questa seconda ondata impreparati.

Il sistema di test e di tracciamento è quasi al collasso in molte Regioni, le Rsa sono di nuovo in una situazione critica, i medici di famiglia sono privi di scorte sufficienti di vaccino anti influenzale, rileva l’ampio servizio di Leonardo Filippi, che con Vittorio Agnoletto segnala in particolare la drammatica situazione di Milano e della Lombardia, dove non è stata messa in atto una strategia preventiva, come se ciò che è accaduto a marzo fosse stato del tutto dimenticato. Intervistato da Left, il presidente della Associazione medici anestesisti e rianimatori ospedalieri (Aaroi), Alessandro Vergallo, avverte che i livelli di saturazione delle terapie intensive si stanno avvicinando pericolosamente alla soglia d’allerta del 30%. Alla luce di quel che sta accadendo, tanto più sciagurate risuonano le esternazioni di quegli specialisti e politici di centrodestra che a maggio, in nome delle ragioni dell’economia, dicevano che il virus era morto e ad agosto che la seconda ondata non ci sarebbe mai stata. Come suonano assurde oggi le invettive di Salvini e Meloni contro quella che a loro dire sarebbe una dittatura sanitaria che priva il popolo di matrimoni e battesimi oceanici. Mentre, tra molti altri, il deputato Mollicone di Fratelli d’Italia, intervistato da Radio radicale, se la prende contro le chiusure selettive di alcune filiere economiche come bar e ristorazione e torna a parlare del Covid come di un «virus influenzale, molto serio, non la cirrosi epatica».

La realtà della letalità del Covid-19 è drammaticamente ben altra. Senza contare che dovremo convivere ancora a lungo con questo virus. Uno studio inglese della Columbia Mailman school avanza perfino l’ipotesi che Covid-19 possa diventare endemico e stagionale. E non abbiamo ancora un vaccino. Al di là dei tanti annunci spinti da interessi economici e geopolitici, la comunità scientifica avverte che dovremo ancora pazientare. «La vaccinazione per tutti credo non ci sarà prima dell’autunno del 2021» ha detto Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano. Al di là del fatto che alcuni vaccini possano essere autorizzati alla vendita entro fine anno. «Poiché la copertura vaccinale sarà enorme e necessiterà di tempo». Ad oggi infatti, avverte Pregliasco, non sappiamo ancora quante dosi serviranno e se e con quale frequenza dovranno essere fatti i richiami. Più cauto ancora è Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all’università di Padova, che ad Agorà su Rai 3 ha detto che perché tutti quanti possano avere accesso a un vaccino che funzioni contro il Covid bisognerà attendere fino al 2022. Questa è la realtà dei fatti secondo gli scienziati. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla, invece, della prossima primavera contando che le ultime fasi di preparazione del vaccino Oxford-Astrazeneca siano completate nelle prossime settimane. Va detto anche che quello di Oxford non è l’unico vaccino in fase avanzata di sperimentazione (seppur dopo molti stop and go). Ciò che è più auspicabile, sostiene l’immunologo Alberto Mantovani, è riuscire ad avere non un solo vaccino ma più vaccini. In quest’ottica Federico Tulli su questo numero fa il punto sullo stato dell’arte dei 46 vaccini in fase avanzata di test, accendendo i riflettori sul cinese CanSino-Bio che è in pre-approvazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco, e sul BioNTech-Pfizer che sarà approvato negli Usa subito dopo le elezioni presidenziali. Resta poi il problema aperto di come far sì che il vaccino sia un bene comune (vedi Left del 4 settembre 2020), che tutti vi possano accedere. E in Italia resta il problema dei no vax (ma non solo). Secondo una ricerca Ispi presentata da Matteo Villa circa il 30-40% degli italiani non vorrebbero vaccinarsi.

L’editoriale è tratto da Left del 23-29 ottobre 2020

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti

Condividi