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Il titolo della copertina di Left è uno slogan di cui appropriarci per le prossime settimane, e forse per i prossimi mesi, per affrontare questa seconda ondata della pandemia

Il vorticoso numero di contagi legati all’epidemia del Covid 19 ci apre un panorama piuttosto sconfortante. Anche se le cure mediche sono più efficaci, sembra di tornare a otto mesi fa, quando siamo stati travolti da una pandemia che ha portato con sé molteplici tragedie. Pur colpiti profondamente nelle nostre abitudini di vita, abbiamo trovato la capacità di resistere a questa prima ondata. Salivamo sulle terrazze per incontrare il vicino di casa fino a quel momento ignorato, ad ogni tramonto ci salutavamo da lontano, si brindava simbolicamente cantando “Bella Ciao”. A giugno ci illudevamo di essere più forti del virus, avevamo la certezza di un’identità nuova fatta di coraggio e resistenza. Poi ci siamo lasciati andare al sole caldo dell’estate, volendo dimenticare quell’esperienza unica, strana, dura che era stata il lockdown. Oggi è arrivata un’altra ondata, forse un’onda anomala piena di nuovi interrogativi. Però, prima di porci alcune domande sul presente, è necessario fare un passo indietro per chiederci quanto gli effetti protratti della pandemia abbiano inciso sulla salute mentale. Ancora non ci sono studi attendibili, ma sappiamo da ricerche statistiche sulle precedenti emergenze, come un lungo periodo di isolamento, la lontananza dalle persone care, l’aggravamento delle condizioni economiche abbiano una forte ricaduta sulla realtà psichica. Gli studi svolti dopo le passate pandemie segnalano un significativo aumento dei casi di depressione e di disturbi post-traumatici da stress. L’emergere della patologia depressiva nel periodo pandemico viene confermata da una ricerca svolta all’ospedale San Raffaele di Milano, su persone affette dal Covid-19.

Lo studio, pubblicato nell’agosto 2020 sulla rivista scientifica Brain, Behavior and Immunity e coordinato dallo psichiatra Francesco Benedetti ha descritto le ricadute di questa malattia a livello psichiatrico. La ricerca è stata condotta su 402 pazienti, utilizzando interviste cliniche e questionari di auto-valutazione. Lo scopo era di esaminare i sintomi psichiatrici dei pazienti un mese dopo il trattamento ospedaliero. Di questi, circa 300 erano stati ricoverati presso l’ospedale e 100 erano stati seguiti presso il proprio domicilio. Dai risultati è emerso che nel 31% degli intervistati si erano manifestati sintomi depressivi, legati però non alla patologia organica ma ai suoi effetti psicologici. Per quanto riguarda invece i dati complessivi sull’aumento della patologia depressiva dal mese di marzo fino ad oggi, è ancora troppo presto per avere dei risultati attendibili. Pur nella impossibilità di quantificare ad oggi il fenomeno…

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L’autrice: Maria Sneider è psichiatra e psicoterapeuta. Ha lavorato per diversi anni nelle cliniche psichiatriche e presso i Centri di igiene mentale di Roma. Attualmente svolge la sua attività professionale di psicoterapeuta individuale e di gruppo

 

L’articolo prosegue su Left del 30 ottobre – 5 novembre 2020

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