Firmando un nuovo contratto con Moderna per la fornitura di ulteriori 300 milioni di dosi del suo vaccino per il Sars-CoV-2 nei prossimi due anni, la Commissione europea è arrivata ad assicurare per gli abitanti Ue un totale di 2,6 miliardi di dosi. Il contratto si aggiunge infatti agli altri già stipulati con la stessa farmaceutica Usa e altre multinazionali biotech nei mesi scorsi.
Tuttavia la vaccinazione prosegue con lentezza quasi ovunque. Tra ritardi nelle consegne e improvvisi tagli delle forniture pattuite, ciò che ci si chiede sempre più spesso è perché non si può produrre il vaccino direttamente a livello di Unione europea, attraverso un’industria “comunitaria”. Su Left del 5 febbraio abbiamo già affrontato questo argomento, filtrandolo attraverso la lente dell’esperienza di Cuba che nonostante l’embargo imposto dagli Stati Uniti sta sviluppando 4 vaccini diversi e probabilmente entro poche settimane avvierà la somministrazione di massa ai cubani e ai turisti oltre che la commercializzazione a prezzi low cost presso Paesi che altrimenti non si potrebbero permettere l’acquisto dei vaccini prodotti dalle grandi biotech private. Ora tratteremo la questione da un punto di osservazione diverso tenendo presente che si tratta di un processo complicato, che non si può improvvisare, che segue un’attenta regolamentazione e che soprattutto riguarda un virus sconosciuto solo fino a un anno fa.
Dunque approvvigionamento delle materie prime, nuovi macchinari biotecnologici, brevetti e segreti industriali, etc. Sono questi alcuni dei fattori che rendono difficoltosa la produzione dei vaccini contro la Covid per chi li produce normalmente, oltre naturalmente alla grandissima domanda: miliardi di dosi in un lasso ristretto di tempo. Ora entriamo più nel dettaglio.

Le nanoparticelle lipidiche
I primi vaccini approvati dall’Ema e dalla Fda sono stati quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna, che usano come vettore una molecola di mRna per scatenare la risposta immunitaria. Una molecola fragile, difficile da trasportare intatta all’interno delle cellule umane. Per farlo, gli scienziati racchiudono il mRna all’interno di una sfera fatta di nanoparticelle lipidiche. Minuscole molecole di grasso insolubili in acqua che da prodotto di nicchia sono diventate indispensabili per la lotta alla Covid-19. Questa membrana protettiva è in realtà il risultato di quattro strati diversi, di cui il più importante è formato da lipidi cationici ionizzabili. La loro particolarità è che si legano alla molecola di mRna e la trasportano in maniera sicura all’interno della cellula dove la loro carica elettrica cambia, rilasciando così il carico. Fino a un anno fa venivano prodotte in piccolissime quantità, solo ai fini della ricerca scientifica, mentre ora la…


L’articolo prosegue su Left del 5-11 marzo 2021

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