«Non ci andrò leggera, signora Ursula von der Leyen…». Iniziava così l’intervento di pochi minuti, limpido e appassionato, con cui l’europarlamentare francese Manon Aubry si è rivolta alla presidente della Commissione europea in merito alla fallimentare gestione della campagna vaccinale Ue. Era il 10 febbraio e da allora le parole della Aubry hanno “accompagnato” tutte le iniziative delle associazioni e delle forze politiche che sostengono la campagna di raccolta firme europea «per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte» facendo pressione sulla Commissione affinché metta l’istanza all’ordine del giorno. Abbiamo intervistato Manon Aubry, co-presidente del gruppo parlamentare Gue/Ngl ed esponente di France insoumise. Partendo da quel durissimo j’accuse le abbiamo chiesto per quale motivo lei e il suo gruppo considerino inadeguate e piegate agli interessi di Big pharma le scelte della Commissione.

«La strategia vaccinale della Commissione europea è tutta piegata agli interessi di Big pharma. La Commissione non si è neanche posta il problema di agire in modo diverso perché resa miope dai suoi dogmi: libera concorrenza, legge del profitto, legge del mercato. Così ha ceduto alle esigenze dei grandi produttori: nessuna trasparenza sui contratti, nessuna regolamentazione dei profitti, nessuna responsabilità in caso di problemi. Ed è inaccettabile perché sono stati i cittadini europei a pagare la ricerca su quei vaccini. I vaccini ci sono grazie ai soldi pubblici. Chiediamo perciò una cosa semplice: togliere i brevetti ai vaccini affinché escano dal mercato e ogni Paese possa produrli».

Da cosa dipende il fatto che ciò non accada?
C’è una dimensione ideologica, di fede quasi religiosa dei neoliberisti nella legge del mercato e del “laissez faire”. Ma c’è anche un…


L’articolo prosegue su Left del 12-18 marzo 2021

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