Se il percorso di uscita dal tunnel del coronavirus ha subito rallentamenti e stop, è anche a causa della presenza di brevetti che impediscono ad ogni azienda che ha la tecnologia per farlo di produrre i vaccini anti Covid che sono risultati efficaci. Per sospendere i brevetti è nata una campagna europea, Right2cure, che si può firmare online su noprofitonpandemic.eu. Ma si tratta di una lotta globale. Ne parliamo con Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, docente di Globalizzazione e politiche della salute alla Statale di Milano, e promotore della raccolta firme europea.

A che punto siamo nella lotta per la sospensione dei brevetti?
Purtroppo non siamo messi bene perché l’11 marzo all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto, ndr) Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna, Singapore, Svizzera Australia, Giappone, Brasile hanno bloccato la proposta avanzata da India e Sudafrica e sostenuta da altri 100 Paesi di una moratoria temporanea sui brevetti dei vaccini anti Covid. Si tratta di un atto grave, avallato anche dal nostro governo, perché bloccando la moratoria c’è il rischio che i vaccini in diverse parti del mondo o non arriveranno mai o arriveranno tra uno, due o tre anni. Perché i brevetti attualmente in mano alle multinazionali durano 20 anni e per tutto questo periodo Big pharma può decidere cosa produrre, come produrre, quanto produrre, che tipo di accordi commerciali fare e ha un grande potere anche nello stabilire i prezzi perché agisce in una forma di oligopolio. La rimozione del brevetto invece autorizzerebbe tutte le aziende che ne hanno la capacità produttiva e tecnologica di produrre altri vaccini. Aziende pubbliche e private. Inoltre ciò spingerebbe gli Stati a sostenere economicamente la riconversione produttiva di imprese che oggi non son in grado di gestire quelle tecnologie ma a breve potrebbero acquisirne la capacità.

Perché i cittadini, tutti, dovrebbero unirsi in questa battaglia?
Si tratta questione che non riguarda qualche popolazione sperduta in chissà quale angolo del mondo, che…


L’articolo prosegue su Left del 2-8 aprile 2021

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