Non sono sicuro di potere affermare che, a più di un anno di distanza, l’emergenza pandemica ci abbia realmente insegnato qualcosa che già non sapevamo delle gravi carenze della nostra struttura sociale, economica e sanitaria, soprattutto perché non sono molte le problematiche che come sindacato non avevamo già ripetutamente denunciato. Ci basta ricordare, con un minimo di sforzo di memoria a breve termine, le mobilitazioni messe in campo dall’anno 2010 contro i provvedimenti di Brunetta e Tremonti nei governi Berlusconi e da quelli che gli sono succeduti che, nelle declinazioni plastiche di una delle più violente politiche economiche neoliberiste, hanno posto le basi di una progressiva destrutturazione dei servizi pubblici, attraverso provvedimenti che oggi hanno mostrato i loro effetti anche in termini di perdita di vite umane.

In ambito sanitario abbiamo assistito in questi anni al definanziamento relativo del fondo sanitario nazionale, al taglio dei servizi territoriali e dei posti letto ospedalieri, alla drastica riduzione della spesa prevista per il personale, al blocco del turnover, all’inadeguato finanziamento dei contratti di formazione specialistica dei medici. Tutto questo avveniva perseguendo in maniera strategica la progressiva marginalizzazione del ruolo dei professionisti, anche attraverso…


L’articolo prosegue su Left del 2-8 aprile 2021

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO