Giovanni ha raggiunto l’America, il sogno di una vita migliore. È il 1919 e per gli immigrati la vita è dura, lavori umili e mal pagati, alloggi in cui le condizioni igieniche sono precarie e 2 o 3 famiglie ammassate in un appartamento che potrebbe ospitare non più di 4 persone. Sono gli anni in cui la Spagnola sta mietendo milioni di vittime, alla fine della pandemia saranno quasi 50 milioni i morti nel mondo. Nessuno si interessa della vita di Giovanni e nessuno è disposto a curarlo, lui è un invisibile. Non ha documenti validi e non ha i soldi per pagare un medico. Si deve affidare solo alla fortuna e alla prudenza. Nessuno si preoccupa di dargli informazioni, di assicurarsi che sia protetto. Questa storia è pura fantasia, ma potrebbe essere accaduta. E non è poi così diversa da quella di mezzo milione di persone che vivono in Italia, oggi. Sono 500mila gli invisibili nel nostro Paese (secondo alcune stime anche 600mila). I numeri riportati così fanno impressione, ma non si ha mai la precisa percezione della reale incidenza di percentuali e cifre. Bene, immaginate che per ospitare mezzo milione di persone servono 5 Maracanã, lo stadio più grande al mondo; oppure ci vorrebbero 56 Symphony of the Seas, la più imponente nave passeggeri in servizio sui mari oggigiorno. In Italia mezzo milioni di cittadini non possono vaccinarsi. Se state pensando solo ai migranti (magari irregolari) non potreste essere più lontani dalla realtà. La pandemia non è uguale per tutti Tra gli invisibili per il servizio di vaccinazione ci sono senza tetto che non hanno documenti, cittadini comunitari ed extracomunitari che non hanno un permesso di soggiorno o una tessera sanitaria. Ci sono gli apolidi e le comunità di rom, sinti e camminanti che vivono nella nostra nazione da decenni. Il diritto alla Salute di queste persone è stato sospeso. Perché? La burocrazia. Verrebbe da ridere, se non fosse che si tratta della vita di persone che non hanno nessuna colpa. Sono persone sfigate, nel senso che hanno perso la buona sorte. Il problema contro il quale si scontrano è la necessità di avere un codice fiscale e una tessera sanitaria valida. Per gli stranieri residenti in Italia esistono infatti dei codici speciali, lo Stp per gli stranieri extra comunitari temporaneamente presenti o l’Eni che è un codice per i cittadini europei non iscritti. Solo che questi codici non vengono riconosciuti dalle piattaforme di prenotazione dei vaccini. Che la pandemia non sia una livella è ormai chiaro. Abbiamo avuto la dimostrazione di come anche le crisi sanitarie non siano stragiste cieche, i Paesi occidentali e le nazioni ricche hanno uno scudo protettivo in più. Così come all’interno degli stessi Paesi industrializzati abbiamo assistito a decessi di 18enni per la mancanza di un’assicurazione sanitaria o di famiglie che durante la pandemia non avevano neanche i soldi per fare la spesa e altre che hanno una scorta di carta igienica che gli basterà fino al 2024. Ecco la domanda che ci stiamo ponendo: è possibile dimenticarsi che questi invisibili sono accanto a noi? Si può continuare ad ignorare queste persone? L’Italia sta proseguendo nella sua opera di rimozione di un passato, della sua storia di migrazioni e sofferenze, da Sud a Nord e dall’Italia nel mondo. Ma è giusto mettere da parte il suo passato di migrazioni? Si può cancellare la propria umanità? Vogliamo veramente essere responsabili della morte anche di una sola persona che avremmo potuto proteggere? Per cosa poi… formalismi, burocrazia, una stringa di codice che permetta di inserire i codici di prenotazione di queste persone. Perché sono persone, non numeri. E hanno lo stesso diritto di ciascuno di noi alla tutela della Salute. * IL 23 aprile alle 20:30 i temi di questo articolo saranno al centro dell'incontro dal titolo "Covid, il diritto al vaccino è di tutti?" Intervengono: Mimmo Lucano, Rocco Borgese (Flai Cgil di Gioia Tauro), Salvatore Geraci (presidente Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), Michele Iacoviello (coordinatore cliniche mobili Emergency) e Leonardo Filippi (giornalista di Left) Diretta video qui -> https://www.facebook.com/Rivieraweb/posts/4460675427310740

Giovanni ha raggiunto l’America, il sogno di una vita migliore. È il 1919 e per gli immigrati la vita è dura, lavori umili e mal pagati, alloggi in cui le condizioni igieniche sono precarie e 2 o 3 famiglie ammassate in un appartamento che potrebbe ospitare non più di 4 persone. Sono gli anni in cui la Spagnola sta mietendo milioni di vittime, alla fine della pandemia saranno quasi 50 milioni i morti nel mondo. Nessuno si interessa della vita di Giovanni e nessuno è disposto a curarlo, lui è un invisibile. Non ha documenti validi e non ha i soldi per pagare un medico. Si deve affidare solo alla fortuna e alla prudenza. Nessuno si preoccupa di dargli informazioni, di assicurarsi che sia protetto.

Questa storia è pura fantasia, ma potrebbe essere accaduta. E non è poi così diversa da quella di mezzo milione di persone che vivono in Italia, oggi. Sono 500mila gli invisibili nel nostro Paese (secondo alcune stime anche 600mila). I numeri riportati così fanno impressione, ma non si ha mai la precisa percezione della reale incidenza di percentuali e cifre. Bene, immaginate che per ospitare mezzo milione di persone servono 5 Maracanã, lo stadio più grande al mondo; oppure ci vorrebbero 56 Symphony of the Seas, la più imponente nave passeggeri in servizio sui mari oggigiorno.

In Italia mezzo milioni di cittadini non possono vaccinarsi. Se state pensando solo ai migranti (magari irregolari) non potreste essere più lontani dalla realtà.

La pandemia non è uguale per tutti Tra gli invisibili per il servizio di vaccinazione ci sono senza tetto che non hanno documenti, cittadini comunitari ed extracomunitari che non hanno un permesso di soggiorno o una tessera sanitaria. Ci sono gli apolidi e le comunità di rom, sinti e camminanti che vivono nella nostra nazione da decenni. Il diritto alla Salute di queste persone è stato sospeso. Perché? La burocrazia. Verrebbe da ridere, se non fosse che si tratta della vita di persone che non hanno nessuna colpa. Sono persone sfigate, nel senso che hanno perso la buona sorte. Il problema contro il quale si scontrano è la necessità di avere un codice fiscale e una tessera sanitaria valida. Per gli stranieri residenti in Italia esistono infatti dei codici speciali, lo Stp per gli stranieri extra comunitari temporaneamente presenti o l’Eni che è un codice per i cittadini europei non iscritti. Solo che questi codici non vengono riconosciuti dalle piattaforme di prenotazione dei vaccini.

Che la pandemia non sia una livella è ormai chiaro. Abbiamo avuto la dimostrazione di come anche le crisi sanitarie non siano stragiste cieche, i Paesi occidentali e le nazioni ricche hanno uno scudo protettivo in più. Così come all’interno degli stessi Paesi industrializzati abbiamo assistito a decessi di 18enni per la mancanza di un’assicurazione sanitaria o di famiglie che durante la pandemia non avevano neanche i soldi per fare la spesa e altre che hanno una scorta di carta igienica che gli basterà fino al 2024.

Ecco la domanda che ci stiamo ponendo: è possibile dimenticarsi che questi invisibili sono accanto a noi? Si può continuare ad ignorare queste persone? L’Italia sta proseguendo nella sua opera di rimozione di un passato, della sua storia di migrazioni e sofferenze, da Sud a Nord e dall’Italia nel mondo. Ma è giusto mettere da parte il suo passato di migrazioni? Si può cancellare la propria umanità? Vogliamo veramente essere responsabili della morte anche di una sola persona che avremmo potuto proteggere? Per cosa poi… formalismi, burocrazia, una stringa di codice che permetta di inserire i codici di prenotazione di queste persone. Perché sono persone, non numeri. E hanno lo stesso diritto di ciascuno di noi alla tutela della Salute.

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IL 23 aprile alle 20:30 i temi di questo articolo saranno al centro dell’incontro dal titolo “Covid, il diritto al vaccino è di tutti?”

Intervengono: Mimmo Lucano, Rocco Borgese (Flai Cgil di Gioia Tauro), Salvatore Geraci (presidente Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), Michele Iacoviello (coordinatore cliniche mobili Emergency) e Leonardo Filippi (giornalista di Left)

Diretta video qui -> https://www.facebook.com/Rivieraweb/posts/4460675427310740