L’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti delle concerie di Santa Croce sull’Arno coinvolge anche la politica. Un terremoto giudiziario che testimonia la fine di un modello economico e sociale “storico” in favore di un sistema privatistico che condiziona le istituzioni

La Toscana è scossa in questi giorni da una inchiesta della magistratura che non lascerà nulla come prima. Per i risvolti penali: presenza strutturale della criminalità organizzata nello smaltimento illecito dei rifiuti della conciatura della pelle del secondo distretto italiano.
Sono coinvolte nell’inchiesta Keu (dal nome tecnico delle ceneri prodotte dal trattamento termico dei fanghi di depurazione) e nel sistema illecito di smaltimento dei rifiuti famiglie e società operanti in Toscana riconducibili direttamente a una famiglia di grandissimo spessore ’ndranghetista come quella di Nicolino Grande Aracri. Il quale, attualmente in carcere per svariati omicidi e molteplici reati, sembra stia iniziando un percorso di collaborazione con la giustizia. E qualche domanda sulle attività in Toscana e sul mondo dei colletti bianchi necessari per tali operazioni sarebbe assai utile ed interessante. Giova ricordare che già nel 1997 Carmine Schiavone, camorrista e collaboratore di giustizia, metteva agli atti della Commissione parlamentare sulla Terra dei fuochi di aver illecitamente smaltito in Campania rifiuti provenienti da Santa Croce sull’Arno, occupandosi direttamente anche del trasporto.

Tornando all’oggi si ipotizza che tonnellate di rifiuti tossici e di liquami siano stati liberati nell’ambiente ed interrati sotto la strada che da Empoli attraversa luoghi che hanno fatto l’immagine e la storia della Toscana nel mondo. Rifiuti contenenti fuori soglia solfati, cloruri, nichel, rame zinco, arsenico, cadmio, selenio ed idrocarburi e soprattutto acido cromico.
Una riflessione sulla concia naturale invece che chimica delle pelli sarebbe quanto mai opportuna, vista la diversa ed assai minore pericolosità ambientale dei residui con quest’ultima modalità di trattamento. Per l’asservimento e la permeabilità che – sempre secondo l’accusa – il sistema politico-istituzionale avrebbe mostrato nei confronti dei vertici dell’Associazione conciatori, veri dominus della vicenda. Merita particolare attenzione quanto riportato dalla stampa che segnalerebbe la messa in atto di reiterate condotte di interferenza e pressione sull’azione delle pubbliche amministrazioni, Regione Toscana, Comune di Santa Croce ed Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. Pressioni per ottenere atti autorizzativi in deroga e un alleggerimento rispetto alle autorizzazioni ambientali necessarie, l’elusione dei controlli ambientali sugli impianti di depurazione e sugli scarichi, orientando gli…


L’articolo prosegue su Left del 30 aprile – 6 maggio 2021

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