Campagna vaccinale antiCovid-19 ed errori di comunicazione. Piuttosto che gingillarsi su inutili rivendicazioni sarebbe il caso di mettere ordine e di comunicare con ordine. Coltivare fiducia è un atto politico che spetta alla politica

Vediamo se si riesce a fare un ragionamento senza sentire in sottofondo i gridolini dei tifosi di una e dell’altra parte, senza urla di sfegatati e provando a restare sui fatti.

La campagna vaccinale subisce gli effetti del caos su AstraZeneca. Dietro l’incaglio ci sono errori di comunicazione scientifica, errori di comunicazione politica e enti e istituzioni che si smentiscono. L’idea di una seconda dose con un vaccino diverso mina la fiducia di molti cittadini nella campagna vaccinale prestando ovviamente il fianco a quelli che sull’ostilità al vaccino hanno costruito una certa propaganda. Ma c’è anche molto altro: com’è possibile che si decida di vaccinare con due vaccini diversi senza che Aifa, organismo regolatorio per i farmaci e vaccini in Italia, abbia dato il suo consenso (è accaduto solo ieri sera)? E poi, insistendo: se il certificato verde (il cosiddetto “green pass”) europeo si basa sulle indicazioni dell’Ema e l’Ema non prevede una vaccinazione eterologa come si metterebbe nel caso in cui uno Stato europeo decida di non fare entrare gli italiani? Ancora: nel caso in cui una persona sia stata vaccinata con prima dose AstraZeneca e seconda dose Pfizer come si metterebbe se dovesse accadere (com’è nelle ipotesi) che i vaccinati Pfizer debbano ricorrere alla terza dose? I vaccinati misti che fanno?

A proposito di confusione: il generale Figliuolo aveva dettato dei criteri per età nella campagna vaccinale che sono stati calpestati basandosi su un parere del Cts. L’ordinanza del generale non è stata considerata da nessuno e le Regioni hanno lanciato la danza degli open day. A proposito di Regioni, vi ricordate quando tutti strepitavano perché andavano in ordine sparso? Per darvi un’idea di come non sia cambiato niente basti pensare che ieri in Campania è stato bloccato anche il vaccino Johnson&Johnson.

Qualcuno ha evocato un intervento di Draghi (che per molti rimane il supremo taumaturgo): ieri il presidente del Consiglio ha detto che «Il ministro Speranza ha chiarito… ha specificato come comportarsi con i vaccini AstraZeneca e le seconde dosi, la situazione è chiara». Quindi tutto bene.

Contemporaneamente si assiste alla ridda di voci contrastanti, come siamo abituati fin dall’inizio della pandemia, su varianti e su rischi futuri. Alla faccia di chi disse di “parlare meno e fare di più”. Sul Corriere della Sera Paolo Giordano ha ricordato come «sebbene gli immunologi sembrino concordi sul fatto che un mix di vaccini possa essere addirittura meglio in termini di protezione, non ci sono ancora studi specifici e validati a sostegno, e il cambiamento in corsa suscita diffidenza di per sé». Per questo, scrive Giordano, «a essere onesti, non è facile oggi ribattere con argomenti del tutto convincenti a chi si scopre dubbioso».

La variante più pericolosa, ancora una volta, è la variante caos e forse piuttosto che gingillarsi su inutili rivendicazioni sarebbe il caso di mettere ordine e di comunicare con ordine. Coltivare fiducia è un atto politico che spetta alla politica. Se ne può parlare senza essere additati come blasfemi?

Buon martedì.