In 10 punti i lavoratori Gkn-Melrose riassumono i motivi della vertenza, facendo le loro proposte per il rilancio ed evidenziando - tra l'altro - l'incapacità del governo di gestire situazioni come quella fiorentina (o è complicità?)

«Abbiamo letto di tutto dopo l’incontro al Mise del 4 agosto. Abbiamo atteso la manifestazione di mercoledì 11 agosto per tornare a fare il punto della situazione». Questo dicono i lavoratori della Gkn-Melrose e questo loro testo, «lungo ma necessario – scrivono – è stato approvato dall’assemblea dei lavoratori e si affianca a quanto già detto dal comunicato della Fiom». Lo pubblichiamo così com’è e vi invitiamo a leggerlo.

1. Sono ormai nove giorni che Gkn-Melrose si è presa qualche ora per valutare. Valutare cosa non si sa, visto che ha passato l’intero incontro con il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) del 4 agosto a ribadire che lo stabilimento di Firenze deve chiudere e i licenziamenti sono irreversibili. Il tavolo ministeriale ha quindi concesso tempo a chi problemi di tempo non ne ha. Siamo noi ad avere sulla testa il conto alla rovescia della procedura di licenziamento: 75 giorni totali che si concludono il 22 di settembre. Procedura attivata dalla stessa Melrose, in un modo che riteniamo illegittimo (su questo la Fiom ha giustamente fatto un articolo 28). Melrose userà questo tempo per fare quello che fa da almeno un anno: dissimulare ed elaborare la prossima tattica. Il loro scopo è chiaro e lo perseguiranno in ogni modo, costi quel che costi: lo smantellamento e la distruzione di 500 posti di lavoro, di uno stabilimento efficiente, produttivo e con commesse.

2. Il nostro obiettivo è diametralmente opposto: far ritirare i licenziamenti, salvaguardare la continuità produttiva dello stabilimento, l’intero patrimonio professionale e 500 posti di lavoro per il territorio. Per questo sono inaccettabili i licenziamenti ma lo è anche la cassa integrazione per cessazione d’attività. La morte è morte, anche quando è preceduta da una lunga agonia, magari con morfina.

3. Lo stesso Governo ha offerto a Melrose di valutare l’utilizzo di tredici settimane di cassa integrazione ordinaria. In questo caso, ci sarebbe il ritiro dei licenziamenti e non verrebbe accettata la cessazione d’attività. Per chi come noi ha la spada di Damocle della procedura di licenziamento, sarebbero una momentanea boccata d’ossigeno. Con alcune specifiche, però: la cassa integrazione deve essere integrata economicamente dall’azienda, estesa a tutte le ditte in appalto, il presidio e l’assemblea permanente devono continuare. Tuttavia, non possiamo non rilevare come 13 settimane di cassa siano una proposta contraddittoria e insufficiente in bocca a un Governo. Questa non è un’azienda in crisi. E l’ammortizzatore sociale dovrebbe servire a sostenere i cali di lavoro. Qua siamo invece di fronte a un fondo finanziario che ha deliberatamente organizzato la delocalizzazione dei volumi. La beffa è poi che queste settimane di cassa sarebbero completamente gratuite per Gkn. Altri soldi pubblici, quindi…

4. Non ci convince che queste tredici settimane siano state associate, nella narrazione del Governo e giornalistica, alla ricerca di un compratore privato. Ciò che andrebbe invece scritto, narrato, spiegato è come in questo nostro paese il “compratore privato” e la “reindustrializzazione” si siano quasi sempre rivelati miraggi, bolle di sapone o peggio operazioni opache e perfino di dubbia legalità. Tra di noi ci sono diversi operai già licenziati dalla Electrolux di Scandicci nel 2005. Ricordano perfettamente la storia dell’immobiliarista che si presentò per un produttore di pannelli solari. Ricordano le fanfare sulla reindustrializzazione green dello stabilimento. Si potrebbe parlare di Ilva, Blutech (Fiat di Termini Imerese), Trw, Acciaierie di Piombino, Bekaert ecc. ecc. In alcuni casi i “nuovi proprietari” hanno intascato soldi pubblici, senza poi dare vita a nessuna ripresa produttiva. Anzi, invitiamo tutti i giornalisti a ricontattare le lavoratrici e i lavoratori di queste vertenze e a farsele raccontare nuovamente. Se il compratore privato c’è, esso deve essere nominato in maniera chiara e precisa ai tavoli tecnici. E anche in quel caso lo Stato dovrebbe fare da ponte con un intervento diretto, per tutelare la continuità produttiva dello stabilimento in caso il privato si smaterializzi. Cosa che è già successa decine e decine di volte.

5. Apprendiamo dai giornali che è in discussione una legge antidelocalizzazioni, sul modello francese, e che questa legge impatterebbe anche sul caso Gkn. Non sappiamo quanto la notizia sia vera o precisa. Se fosse confermata, consideriamo questo fatto un risultato delle lotte di questi giorni. Sarebbe anche un’ammissione implicita della necessità di un intervento legislativo di cui possano beneficiare tutti i lavoratori. Ma proprio per questo questa legge non può essere scritta SULLE nostre teste. Deve essere scritta CON le nostre teste. E, se necessario, siamo pronti a scriverla nelle piazze. Il modello francese, da quel che possiamo capire, non impedisce le delocalizzazioni ma semplicemente le procedurizza. Di certo non le fermeranno le sanzioni monetarie (e se sanzioni devono essere, non un misero 2% del fatturato…). Anzi, si rischia di indicare come monetizzare le delocalizzazioni. La vera sanzione per chi delocalizza è rendere indisponibile lo stabilimento e garantirne la continuità produttiva. La vera sanzione per Melrose è imporre intanto il ritiro della procedura di licenziamento e lasciare i lavoratori a carico dell’azienda.

6. Proprio per questo invitiamo tutti i singoli, associazioni, organizzazioni appartenenti all’area della giurisprudenza democratica a iniziare una discussione che ci aiuti a tradurre in linguaggio legislativo quanto questa nostra lotta va rivendicando. Siamo anche disponibili a organizzare una assemblea nazionale dell’area della giurisprudenza democratica qua davanti ai cancelli.

7. Ribadiamo la richiesta che il Consiglio regionale toscano si riunisca di fronte alla fabbrica con una sessione specifica, aperta alla cittadinanza e a nostri interventi di proposta, dove approfondire la mozione di indirizzo che lo stesso Consiglio regionale ha approvato il 20-7-21.

8. Per quanto già detto, riteniamo altamente ambiguo il termine “reindustrializzazione”. Per reindustrializzazione spesso si tende a indicare un processo di vendita del capannone vuoto e la ricerca di un privato che faccia ripartire la produzione qualsiasi sia il prodotto, con una completa riprofessionalizzazione del personale. Qua noi abbiamo linee nuove e potenzialmente le commesse. Ed è inverosimile che alla dispersione di un patrimonio industriale e storico di questa portata, possa subentrare un privato che da zero rifonda un’industria di tutt’altra natura. Per questo preferiamo il termine “riconversione” del prodotto. Abbiamo noi stessi progetti di miglioramento ambientale dello stabilimento, possiamo prototipare semiassi per la costruzione di mezzi pubblici per progetti di reale mobilità pubblica ed ecologica. Dotare lo stabilimento di pannelli fotovoltaici, sviluppare un centro di soluzioni ergonomiche da proporre alle aziende del settore o della zona, potenziare il nostro reparto costruzione macchinari: abbiamo sviluppato negli anni una visione nostra e dinamica di questo stabilimento. Fino a poco tempo fa il mondo accademico è stato a disposizione della proprietà aziendale: spesso sviluppando gratuitamente progetti i cui brevetti oggi rimangono a Gkn Melrose. Facciamo appello ora, invece, allo stesso mondo accademico ad aprire un canale con noi per trasformare in progetti concreti tutte le intuizioni della nostra assemblea operaia.

9. Chiediamo che Stellantis torni ad assegnare allo stabilimento di Firenze le commesse che ci sono state sottratte. Chiediamo che metta in lista nera Gkn e che si esprima pubblicamente sul vantaggio competitivo di avere un fornitore provvisto di uno stabilimento a Firenze. Gkn Firenze, infatti, ha sempre avuto una posizione strategica nel servire gli stabilimenti italiani di Fiat, poi di Fca e poi di Stellantis. Il timore è che oggi venga meno lo stabilimento di Firenze perché l’intero gruppo Stellantis si prepara a un ulteriore disimpegno dall’Italia. I segnali non mancano: a Melfi si passa da due linee produttive a una, sembra che in Polonia venga costruito uno stabilimento in grado di replicare la produzione Sevel ed è notizia di questi giorni che Stellantis si è svincolata dal prestito pubblico che la impegnava a non chiudere stabilimenti o a delocalizzare la produzione. Il futuro di Gkn Firenze è la prova del nove del futuro dell’intero automotive in questo Paese. A coloro che obiettassero che oggi l’automotive va ridimensionato per ragioni di natura ambientale, vista la necessaria transizione all’elettrico rispondiamo che nel caso di Gkn Firenze la transizione all’elettrico non impatta direttamente la produzione, visto che i semiassi continuano ad esistere anche nelle macchine elettriche. In ogni caso, proprio perché siamo di fronte a una transizione complessiva del settore, questa va pianificata con un intervento pubblico e politico generale.

10. Il nostro è un invito a insorgere. Solo se cambiano i rapporti di forza generali nel Paese, noi possiamo sperare di salvarci. E se noi vinciamo, cambiano i rapporti di forza a favore di tutto il mondo del lavoro. Questo nostro invito oggi si irradia da Firenze al resto del Paese. È un invito rivolto innanzitutto alle nostre organizzazioni sindacali e a tutti coloro che sono oppressi. Che il nostro “Insorgiamo” si trasformi in un moto generale di indignazione che vada oltre la nostra stessa vertenza e che si allarghi all’intero mondo del lavoro. Di una cosa siamo certi: Gkn Firenze non cadrà senza aver fatto di tutto per convocare una mobilitazione nazionale direttamente a Roma.

#insorgiamo