Intervista al direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano

Si stima che la popolazione mondiale sia di circa 7,8 miliardi di persone. Di queste, stando all’ultimo aggiornamento di Lab24 del Sole24Ore, nella sezione dedicata al monitoraggio delle vaccinazioni anti-Covid, al 31 agosto 2021 sono state completamente vaccinate il 26,9%. Mentre il 39,4% ha ricevuto almeno una dose. Ciò significa che 5,7 miliardi di persone al momento non hanno ancora alcuna immunità e che 4,7 mld sono in attesa della seconda dose. Considerando che uno studio dell’Istituto superiore di sanità ha rilevato che con due dosi l’efficacia nel prevenire il ricovero è del 94,4%, si può quindi dire che nel mondo dopo un anno e mezzo di pandemia le persone ben attrezzate contro la Sars-Cov2 sono circa 2 miliardi.

Sono tante? Sono poche? È sufficiente quanto fatto fin qui in termini di vaccinazione globale per guardare al prossimo futuro con ottimismo? Per dare una risposta a queste domande ci siamo rivolti al professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano. Con lui faremo anche il punto sullo stato della ricerca e cercheremo di capire come mai molti cittadini italiani decidono tuttora di non vaccinarsi.

Nel nostro Paese, al 30 agosto, 41,3 mln hanno ricevuto almeno una dose (71,7% su totale popolazione) e 37,7mln sono stati completamente vaccinati (63,6% sul totale pop.). Ma considerando gli over 60 ovvero la fascia di popolazione più a rischio, sono ben 1,7 mln le persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose. In percentuale, guardando alle altre fasce si trovano in questa situazione il 42,5% dei 12-19 anni, il 24,43% dei 20-29 anni, il 28,82% dei 30-39 anni, il 25,25% dei 40-49 anni e il 18,10 dei 50-59 anni. Di contro si stima che al ritmo attuale di somministrazione giornaliera di dosi vaccinali anti-Covid intorno al 26 settembre sarà coperto l’80% della popolazione over 12.
Può bastare? Ma soprattutto, professore, cosa frena le fasce d’età più alte dall’accettare l’idea di vaccinarsi?
È sempre difficile per i singoli valutare il rischio/beneficio rispetto alla terapia. Quando abbiamo un mal di testa feroce assumiamo aspirine a iosa ma se andiamo a vedere gli effetti indicati nel bugiardino forse sarebbero in molti a desistere.
Il punto è che gli effetti collaterali di un’aspirina non li leggiamo solo nel bugiardino ma li riscontriamo anche nell’oggettività dell’utilizzo.
Esatto. Ma in questo caso c’è l’immediatezza del mal di testa o del mal di denti da risolvere che prende il sopravvento. E poi c’è la soddisfazione di riscontrare in poco tempo il rapporto causa/effetto e nella maggior parte dei casi si vede passare il malessere.
E la vaccinazione?
La vaccinazione viene fatta “a freddo” mentre l’individuo sta bene e questo comporta due elementi di negatività che l’approccio al vaccino ha sempre mostrato ma nel caso dell’anti-Covid si sono particolarmente concentrati.
Vale a dire?
Il primo è la mancanza di percezione della gravità della malattia. Ricorda quando nel 2016 a Firenze ci fu un’epidemia di meningite? In quel caso facevano la coda di notte per vaccinarsi. La meningite può uccidere in 2/3 ore: c’era meno paura della vaccinazione e più paura della malattia.
Ma dall’inizio della pandemia sono morte nel mondo per la Covid oltre 4,5 mln di persone e quasi 200mln sono state ricoverate; in Italia quasi 130mila morti, 4mln di ricoverati e tutti abbiamo visto le bare di Bergamo…
Eppure di fronte a tutto ciò c’è chi esita. Lo stesso è accaduto e accade con l’influenza o il morbillo. Patologie banali nella maggior parte dei casi per cui il soggetto “accetta” l’eventuale contagio perché così risolve il problema. È chiaro che qualcuno ci è restato sotto ed è morto ma statisticamente “funziona”. Qui però ci si collega alla difficoltà di percepire la Covid come malattia grave perché statisticamente nella maggior parte dei casi (circa il 95%) per fortuna è banale. Ma sta proprio qui la forza di questa patologia, cioè il motivo della sua invasività e la capacità di fare quello che sta facendo a livello planetario da quasi due anni. Detto in estrema sintesi, i virus più feroci hanno capacità molto meno invasiva del Sars-Cov2, basti pensare all’ebola che resta circoscritto in un’area subsahariana. Ma non si può non notare che con questo coronavirus seppur la percentuale degli eventi letali sia bassa, la sua capacità pervasiva ha generato in termini assoluti dei numeri spaventosi e una dimensione epidemica che avrà effetti ancora per anni sia sulla salute pubblica che sull’economia.
Qual è il secondo elemento negativo?
È strettamente connesso al primo. Non solo si sente distante il possibile evento avverso ma non si saprà mai se quel vaccino specifico ci è davvero servito in qualche occasione.
Lo si percepisce come inutile?
Noi non “vediamo” il coronavirus. La stragrande maggioranza delle persone colpite non sa quando e dove si sono infettate, salvo situazioni professionali specifiche oppure in famiglia. Non ci può quindi essere nemmeno la “soddisfazione” di dire: “Ecco mi sono vaccinato, quando mi capita di incrociarlo ho lo scudo”.
Cosa occorre per invertire questa tendenza?
C’è poca fiducia nella politica e nella scienza. Serve l’autorevolezza delle istituzioni che invece sono messe in discussione a causa di decisioni contraddittorie o poco chiare. Che i vaccini non siano caramelle e che possano determinare degli eventi avversi è innegabile ma sul timore di dire chiaramente le cose come stanno hanno fatto leva “dal basso” le fake news dei no-vax. Queste si sono insinuate nel tessuto sociale fino a istillare dubbi in persone che no-vax non sono. Penso al timore di vaccinare i più piccoli perché la tecnologia Rna modificherebbe il genoma compromettendo la crescita. Non c’è alcun fondamento, è falso ma verosimile. Una caratteristica tipica delle fake news. Come per esempio quella sulla sperimentazione. Quante volte abbiamo sentito dire che il vaccino “è stato fatto troppo in fetta”?
Sottotesto: quindi è rischioso…
Invece di apprezzare l’enorme capacità scientifica e tecnologica che c’è stata nello sviluppare dei vaccini in tempi brevi, ma non in fretta, tutto questo è stato visto come un elemento negativo. Bisogna quindi ricordare che noi conosciamo da dieci anni sia la tecnologia a vettore virale (es. Astrazeneca) sia quella a Rna (Pfizer/Moderna) e che finora era mancata la possibilità dell’industrializzazione perché si tratta di molecole “delicatissime”. Qui va dato atto a Trump e Johnson che i miliardi di denaro pubblico Usa e Uk investiti nello sviluppo di questi vaccini hanno permesso di coprire “l’ultimo miglio” dell’industrializzazione del vaccino.
Certo non per filantropia.
Certo che no. Stati Uniti e Gran Bretagna Sono stati i fautori del sovranismo vaccinale, portandosi appresso quasi tutto il mondo occidentale Italia compresa. Qualsiasi…


L’intervista prosegue su Left del 3-9 settembre 2021

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